domenica 29 ottobre 2017

Trimix Dive Relitto del Tirpiz prua -70/90mt

Il meteo ha tenuto e noi non potevamo mancare!! Tirpiz wreck70/90mt, relitto che non delude mai!!!
Sarà per la visibilità spesso buona, sarà per la fiancata completamente avvolta da spugne gialle che ricorda un reef tropicale, saranno le grosse stive dove è bello avventurarsi  ,sarà  il corallo nero a prua e sullo squarcio ,ma la Tirpiz a mio avviso e tra i relitti più belli!!
La Tirpiz è Partita da Amburgo con destinazione Genova e rimasto bloccato in Mediterraneo all'inizio del conflitto, nel 1941 era entrato a far parte della Mittelmeer Reederei, una società militarizzata creata dal governo tedesco per gestire le circa 50 navi di bandiera tedesca che si erano concentrate nelle acque italiane. Sotto tale gestione è stato silurato da un sommergibile inglese il 23 luglio 1941, presso Capo dell'Arma (tra Arma di Taggia e Sanremo) ed affondato.
Giace coricato sul fianco di sinistra, su un fondale di circa 85 metri, ma le sue imponenti dimensioni fanno sì che in alcuni punti il relitto tocchi una profondità minima di circa 70 metri, per questo è comunque consigliabile pianificare immersioni di almeno 80 metri per poter vivere al meglio l'esperienza.
Data la grandezza (lungo 147 mt e largo 18) è impossibile visitarlo tutto in una sola immersione.Nelle altre occasioni a pinne abbiamo potuto visitare soltanto una parte di questa nave , ma oggi scooterati e con 27 minuti di fondo pianificati, abbiamo portato a casa diversi dettagli di questo relitto, raggiungendo la prua dove abbiamo potuto ammirare una foresta di corallo nero, nel rientro ci siamo addentrati nelle stive di prua e quelle di poppa e prima di risalire un bel giro nello squarcio di poppa dove si trova la caldaia .

Profilo


Dati immersione:
Max depth:81metri
Bottom time:27 minuti
Run time:120 minuti

Bottom Gas : Trimix 14/50 :
Deco Gas : Trimix 25/30- 50/15 OXY 


Tirpitz 2017 Redux from Dario Lupi on Vimeo.

sabato 7 ottobre 2017

Trimix dive: UJ 2208 ex Alfred o relitto Cigliano 103mt

L'UJ si presume essere uno dei tanti pescherecci d’altura che sono stati convertiti in cacciasommergibili. Presumibilmente ex Alfred costruito nel 1926 dai Cantieri ATELIER. Affondò poco fuori del golfo di Genova il 20 febbraio del 1944 in seguito a probabile urto con una mina.
 La giornata parte presto la sveglia suona alle 6:00, la macchina è bella carica con bibo e 4 stage, tutto pronto per sciropparmi in solitaria questi 170km che mi separano dal Centro sub Tigulio (Genova).

Oggi sono solo soletto, Dario è a casa con un fastidioso male all’orecchio, Andrea alle Maldive, ma la mia voglia di portare a casa questa immersione è inarrestabile. A settembre abbiamo cercata di organizzarla ben due volte ma poi eventi vari hanno fatta sfumare. Decido di organizzare e pianificare questa discesa con Filippo.

Filippo lo abbiamo conosciuto durante le due immersioni fatte sul U455.Durante la settimana condividiamo tempo di fondo, giro sul relitto , pressione di rientro e di stacco, poi ognuna farà la sua deco con le proprie mix lungo la cima.


Durante il viaggio penso ai motivi che mi spingono a fare queste immersioni, la risposte e che sono diversi,tra cui la curiosità, incognita della scoperta di un posto nuovo sui cui immergersi, la vittoria sulle nostre paure, le forti emozioni interiori che queste discese generano che gratificano regalandoci benessere e autostima.

Arrivo al diving di buon mattino, carico tutto sul carrellino elettrico. Ad aspettarmi c’è Golia un mastino Napoletano dei proprietari che sorveglia il diving. Non ho il coraggio di aprire la porta, aspetto che arrivino i proprietari è davvero un bel bestione.
Arrivano anche gli altri compagni di viaggio: 2 divers di Verona anche loro in CA, con 20+20 e 5 stage a testa più scooter, sono davvero strong hanno pianificato 35/40 di fondo.Arriva il mio buddy Filippo e Alberto unico in circuito chiuso.
Tra uno sfottò e qualche bestemmia carichiamo il gommone con i nostri pesantissimi bibombola e prendiamo il largo poco dopo le 9:30.
Alla guida Dario Neli, assistenza in barca Simone.



L'Immersione sul uj 2208 è da considerarsi un tuffo davvero impegnativo. Decisamente più complesso rispetto all’uboot. Il relitto appoggia su un fondale di 105mt la coperta è sui 95/97, la mitragliatrice di poppa a 90mt. La nave giace poco fuori il porto di Genova, spesso le condizioni di visibilità sono davvero scarse, in aggiunta sul relitto ci sono moltissime lenze e filaccioni.La poppa è avvolta da diverse reti e per non farci mancare nulla, abbiamo una bella rete “fresca” sulla cima di risalita da 20 a 90 mt.

La giornata è splendida, sembra primavera, il mare è calmissimo, speriamo di essere fortunati e trovare almeno “5 metri politici” di visibilità.
Dopo pochissima navigazione siamo sulla verticale del uj 2208 o relitto Gigliano (nome del pescatore che ci calava le reti), attacchiamo il gommone e al pedagno e apriamo le danze.
Per queste immersione abbiamo pianifico 18/20 minuti di fondo dipende dalla visibilità che troveremo.
Nel 16+16 ho 230 bar di un ottimo  12/60,
al fianco sinistro, 2 S80 con 20/45 e 50/15
al fiano destro 7litri di ossigeno, tra le chiappe 7litri con 35/30.
I primi a saltare sono i ragazzi Verona, a seguire arriviamo noi .
Scendiamo lungo la cima, veloci e senza attaccarci prendiamo le misure alla rete che l’avvolge.
3 minuti 90 metri siamo sul relitto: la visibilità è mediocre 5/6 metri, eravamo pronti al peggio, sono un attimo disorientato è la prima volta che mi immergo su questo relitto.
Il pedagno è fissato al basamento della mitragliatrice di poppa, ci dirigiamo vs elica, scolliniamo la poppa che crea una grossa rientranza, e ci lasciamo cadere vs il fondo.
La visibilità sul fondo è  migliore rispetto a quella che c’è sul relitto. La poppa è piena di reti, sul lato di sinistra c’è un spazio ci caliamo dentro ed eccoci sul elica mono pala, le altre devono essere saltate durante impatto sul fondo. Risaliamo sulla coperta, la visibilità non è eccezionale. Nuotiamo a filo murata di dritta, incontriamo gli altri ragazzi in circuito aperto, poi scopriremo che stavano osservando un grosso gronco. Arriviamo al fumaiolo spezzato invertiamo il senso di marcia e ci dirigiamo nuovamente verso la poppa, un occhiata ad uno dei locali che si trovano sotto la mitragliatrice dove ci sono lavandino e bagno, una grossa galatea nuota fra le strutture.
Scendiamo nuovamente sull’elica ,si vede davvero bene e il passaggio tra le reti e davvero suggestivo.Risaliamo sulla coperta ci gustiamo la doppia canna della mitragliatrice a 88/90 mt è arrivato il 18 minuto, stacchiamo.
La risalita avviene in libera con cima a vista. Impensabile attarci.La rete infastidisce davvero,  ogni cambio tappa lo facciamo con la massima attenzione.Dovrebbero tagliare la cima e rimetterla nuova. A 70 metri lascio il bibo con 100 bar e passo al 20/45 , da questo momento tappe ogni 3mt.


I Ragazzi di Verona sono ancora giù sul relitto, stanno facendo davvero un tuffone. Il relitto non è molto grande e merita sicuramente qualche altro tuffo, sperando in un visibilità migliore, vedremo di attrezzarci con un macumba!!!  Sono soddisfatto di come abbiamo gestito il giro e immersione sicuramente non facile. Dopo poco più di un ora arriva Dario a cui molliamo le decompressive che non usiamo più e dopo 120 minuti torniamo in superfice a scambiarci le nostre impressioni.Ci mangiamo un buon panino, un muffin al cioccolato, un buon the caldo, e aspettiamo i nostri compagni di viaggio che riemergeranno dopo ben 200 minuti!!! Tanta robba complimenti un tuffo del genere in circuito aperto è davvero notevole!

Ci lasciamo con la promessa di andare a visitare anche  il Piroscafo Nina  o relitto delle catene 115mt  ma caso mai organizziamo l' anno prossimo! Stay tuned   


PS :Foto subacquee fonte WEB 


Questo video non fà riferimento allo scritto, ma ad un tuffo fatto qualche settimana fa da due membri del team: Andrea Alpini e Dario Lupi.
Relitto abbondantemente esplorato, ma il video documenta pur sempre lo stato di conservazione attuale!


Dive on UJ2208 (Ex Cigliano, ex relitto 103, ex Alfred) from Dario Lupi on Vimeo.

domenica 24 settembre 2017

Uboot 455 " il ritorno sul sommergibile" -110metri

L'immersione su l'Uboot-455 è sicuramente tra le più affascinanti del nostro mare, la posizione  in cui si è posizionato sul fondo rende l’immersione su questo relitto unica nel suo genere.
Il primo tuffo sul sommergibile l’abbiamo fatto a giugno, oggi a distanza di qualche mese ci siamo concessi un'altra avventura a 3 cifre.
L'imbarco è fissato presso il Centro sub Tigulio, dove facciamo conoscenza dei nostri compagni d'immersione.
Un gruppo di rebriteristi di Novara, in aggiunta c'è Filippo, esperto diver in circuito aperto, con cui ci siamo immersi la scorsa volta su Uboot. In totale siamo un bel gruppetto di 6 divers!
Facciamo colazione con un buon caffe, succo e brioschina… e via…incastriamo tutto sul gommone, e puntualissimi alle 9:30 molliamo gli ormeggi.

Usciamo lentamente dal porto, un timido sole si fa largo tra le nuvole, davanti a noi 40 minuti di navigazione, si chiacchiera piacevolmente, a bordo c’è un ‘aria serena e distesa.
Dopo una abbondante navigata ormai solo poche miglia ci separano dal Uboot, Fulvio inizia a prepararsi, veste la muta e il mono da 15l, pronto per agganciare il gommone: diamo inizio alle danze.
I primi a saltare in acqua siamo noi in CA, anche se i ragazzi con i REB hanno più o meno il nostro runtime (130 minuti).
Le stage le fissiamo a delle cime e le caliamo in acqua, vestiamo il bibo sui tubolari, e dopo aver ultimato i controlli scivoliamo in acqua con una bella capriola in diagonale per schivare le stage che sono appese sotto di me, proprio in quel momento che il reel che avevo assicurato al ventrale si stacca, devo  averlo preso dentro  sui tubolari e si è sganciato noooo!!!
Vabbè spiace del resto lo avevo trovato al lago 3 anni fa: il lago da, il mare toglie!

Per questa immersione abbiamo pianificato 18 minuti di fondo tra i 90 e 110 metri.
Nel 16+16 abbiamo 230 bar di un ottimo 10/65, a seguito 4 decompressive:
20/45 -35/30-50/15-Oxy.
Ci siamo, segno di ok, sgonfiamo il gav e ci lasciamo cadere lungo la cima che ci porterà dritti tra le braccia dell’ U455. L'immersione parte con gas di viaggio 20/45, cambio al volo a 15metri con gas di fondo. Il computer da polso è spento,accendo manualmente, ok ritarda di un minuto circa rispetto al runtime, poco male.
Passiamo da una fascia d’acqua lattiginosa nei primi metri, ad un'acqua scura ma limpida in profondità.
Dopo i primi metri, prendiamo una discreta velocità di discesa, sotto di me vedo Filippo con lo scooter che scende a bomba!
Ci siamo,3’minuti 90metri,punto di contatto, la prua del sommergibile!
La visibilità è buona, migliore rispetto al tuffo di Giugno.
Aspetto Dario che con qualche piccolo impiccio completa la discesa e ci siamo.
Il relitto è davvero molto bello: tante sono state le cose che mi hanno letteralmente impressionato. Prima tra tutte, come ho detto, la posizione del relitto stesso, quasi verticale, che sembra piantato nel fondo, si innalza dal fondo di 120mt fino a circa 90mt.
Dopo pochi metri sono di fronte alla torretta, a 107 metri mi porto sul fianco dx, schivo un paio di cime, ci spostiamo sulla parte bassa, dove c'è il basamento con i supporti delle mitragliatrici da 20 e 37 mm per antiaerea, faccio la massima 110m, mi godo pienamente la parte di fondo, i consumi rispecchiano il pianificato, sono tranquillo, rilassato.
Dario con i fari della telecamera illumina tutto a giorno, Filippo con lo scooter sfreccia da una parte all’altra del Uboot, ce la stiamo godendo!
La parte più interessante è quella della torretta che presenta ancora un portellone di accesso allo scafo spalancato. In questo punto si riconoscono alcune strutture quali antenne di superfice , parti dello scafo ed anche il periscopio (la lente era completamente avvolta da ostriche).
Risaliamo sul fiancata destra, recuperando qualche metro, ed eccoci 95metri sotto i timoni direzionali ancora aperti che spettacolo!!! La visione dal basso verso l’alto rimane a mio avviso una della parte più scenografiche.
La prua si scaglia verso la superficie come se volesse riemergere…
Siamo un po' in anticipo rispetto al runtime, e faccio un bel giro catturando immagini da diverse angolazioni. Molto bello anche il ponte (una volta in tek)


E’ scoccato il 19 minuto, un ultimo saluto all’U455 e si stacca. Davanti a noi 2 ore di decompressione. Primo stop 70metri, mollo il bibo con 100bar, non male, passo al 20/45. Metro dopo metro completiamo i nostri cambi gas e la nostra decompressione. Dopo circa un oretta ci raggiunge Fulvio a cui molliamo il 20/45 e 35/30 che non usiamo più.
Durante la decompressione a farci compagnia ci sono degli stranissimi pesci striati bianchi e neri che nuotano freneticamente tra i bidoni del pedagno, mai visti prima! E finalmente dopo due cicli di ossigeno guadagniamo l'uscita e al 130’ siamo all’aria. Guadagniamo il gommone e via a raccontarci a caldo la nostra fantastica esperienza .Con passare dei minuti siamo tutti a bordo, ci viene offerto un buon panino e succo per rimetterci in forza!!
Super soddisfatti per la bella giornata di mare e un grazie al Centro sub Tigulio, per l'ottima assistenza e per la consueta abbuffata post tuffo, fondamentale per completare la decompressione al meglio!!!
Giornata top!!!!!!!

lunedì 31 luglio 2017

Trimix dive:Piroscafo Ischia 90metri


 Il relitto del piroscafo Ischia giace sul fondale di fronte a Punta Chiappa, sul lato occidentale del promontorio di Portofino, a 90metri di profondità. Questa nave a vapore, costruita nel 1907 e di proprietà dell’armatore Lauro, fu una delle tante vittime del secondo conflitto mondiale, affondata da un sommergibile inglese alla fine di febbraio del ’43. Grazie alla vicinanza della costa, la maggior parte dei naufraghi poterono raggiungere la riva a nuoto e, certamente infreddoliti, essere soccorsi dalla riva. L’Ischia era lungo circa 126 metri e largo quasi 16. La nave è appoggiata sulla fiancata sinistra, con la sezione di poppa sventrata in corrispondenza dei bighi di carico.


Questo relitto lo stiamo rincorrendo da circa un anno, continua a sfuggirci per tutta una serie di sfortunati eventi, ma oggi ci siamo: è il grande giorno.
Team Ipossico al completo: Omar Novara, Dario Lupi, Andrea Alpini e Paolino Altomare. Condizione meteo spettacolare: sole, mare forza lago, l’Ischia ci aspetta!
Arriviamo in gruppi separati presso lo Style Diving, di San Michele di Pagana.
Effettuiamo il briefing in saletta con Marco e il suo staff dove svisceriamo ogni aspetto dell'immersione.

L’immersione sull'Ischia è un tuffo insidioso, logisticamente non semplice. Quota operativa tra i 78 e 92 metri, relitto non pedagnato, relitto grande, difficile orientarsi, in aggiunta fondale fangoso, spesso si incontra scarsa visibilità. La pianificazione dei tempi, dei compiti assegnati ad ogni membro, è stata "fissata" all'interno di un protocollo condiviso con tutta la squadra, che ci permetterà di gestire l’immersione in sicurezza.

Carichiamo l’interminabile carico di bombole in due riprese e molliamo gli ormeggi poco dopo le dieci. A bordo il clima è sereno, un ultimo sguardo in spiaggia per catturare qualche "bel troncone di poppa" ma aimè ci dobbiamo accontentare, è la “sagra della vecchia”! Tra battute e qualche foto per immortalare il momento, guadagniamo il largo e ci portiamo in direzione Punta Chiappa.

Arriviamo sul relitto siamo sulla verticale: immobili, ecoscandaglio segna 77/78metri, filiamo un pedagno mobile. Il lancio del pedagno è sicuramente il momento più delicato, a mio avviso un buon 70% della riuscita del tuffo parte da qui. Dove sarà atterrato? Avrà centrato il relitto? Non ci rimane che andare a vedere.


Abbiamo pianificato 25minuti di fondo.

240bar di un ottimo 13/55 in un pesante 16+16 a seguire 3 decompressive 25/35-50/15-OXY.

Siamo tutti e tre equipaggiati più o meno così in aggiunta Omar ha una quarta stage “jolly” per tutti, con 14/50 respirabile sul fondo in caso di necessità. Vestiamo le attrezzature, fa caldo, un paio di secchiate d’acqua alleviamo la calura, ancora qualche sorso d’acqua e via saltiamo! Siamo in acqua.

Ci portiamo sul pedagno trascinati dagli scooter dei nostri soci, al segnale di ok ci lasciamo cadere verso il fondo speranzosi di incontrare il tanto agognato Ischia.

Apre Omar, che con lo scooter, scende a tutto gas, a ruota noi tre. 3 minuti 78metri, murata di dritta, Il Pedagno ha fatto centro! È atterrato in prossimità del castello di prua a filo murata e la visibilità è davvero oltre ogni aspettativa, almeno 15/20 metri. Omar posiziona uno strobo per ritrovare la cima, io mi lascio sfilare il castello centrale, che è diviso in due strutture e rimane a 90°rispetto alla coperta, la nave è su fianco sinistro.

Tutto oltre le aspettative: visibilità da urlo! Partiamo.

Sul primo cassero troviamo un foro che ospitava il fumaiolo e le caratteristiche prese d'aria, dove si trova un grande boccaporto che, probabilmente, porta alle macchine. La nave ce la lasciamo a destra e ci spostiamo in direzione prua. Entriamo in una grossa stiva dove troviamo dei bracci meccanici che servivano per movimentare merci, usciamo e poco dopo arriviamo al cassero con ponte di comando, contornato dalle battagliole. Personalmente queste è la zona che più mi ha entusiasmato: la indico gasato a Dario che è lì a pochi metri da me. Tra una grossa rete fa capolinea una bella e sfuggente musdellona e un piccola aragosta si nasconde tra le lamiere.

Pochi colpi di pinne arriviamo a prua, siamo sul tagliamare: un vero spettacolo. La nave a questo punto è finita, guardo Andrea ,faccia soddisfatta, ci stacchiamo un attimo e  abbiamo una visione di insieme anche della caratteristica prua appuntita.
Invertiamo il senso di marcia, grosse bitte sulla coperta, dal basso verso l’alto in controluce, la battagliola di dritta fa bella mostra. Sul fondo a 90metri vedo i resti del fumaiolo, mi sto divertendo tantissimo e cerco di portarmi a casa più dettagli possibili!

Siamo al 22 e nel rientro siamo andati oltre la strobo, siamo oltre il castello centrale, un cenno di con ad Omar, un po' di gas allo scooter e tempo zero trova la cima per risalire. Prima di andare via una gigantesca aragosta e venuta a farci un saluto, è davvero enorme, vorremmo stare lì a giocarci ancora un po', ma è scoccato il 25 dobbiamo staccare!

Grazie Ischia, ti sei mostrato in tutto il tuo splendore, non pensavo fossi cosi bello! Ora abbiamo da scontare 100 minuti di decompressione: tappa dopo tappa il gruppo si compatta, segni di soddisfazione, i "give me five" abbondano, laggiù abbiamo vissuto un esperienza unica.

A 40metri arriva sub di assistenza, gli segniamo che è tutto ok. Poco dopo gli molliamo qualche bombola che non serve più e al 125’ ritorniamo all’aria. Vedo le facce dei miei buddy non lasciano dubbio alcuno, super soddisfatti, grande immersione ,grande team, sono certo che in nel prossimo futuro ci toglieremo ancora delle belle soddisfazioni!!
 
 



Ischia Wreck 31/7/2017 Redux Version from Dario Lupi on Vimeo.

domenica 18 giugno 2017

Uboot 455 Trimix dive -113metri



Il sommergibile tedesco U-455, di cui gli abitanti delle zone del levante vociferavano da diversi anni fino a farlo diventare una leggenda, fu riportato alla luce nell’agosto del 2005 dal sommozzatore genovese Lorenzo Del Veneziano, grazie ad una segnalazione dell’amico Andrea Tutino.
Il relitto dell'U-455 si trova su un fondale fangoso a circa 120m, inclinato di circa 45°, quasi come se fosse in procinto di effettuare un'emersione rapida, infatti l'estremità della prua si trova a 90m. I 54 marinai morti durante affondamento sono ancora a bordo

Immersione sull'U-Boot è da considerarsi un tuffo davvero impegnativo, sia in circuito chiuso, e a maggior ragione, se fatto in circuito aperto.






Le sensazioni che un tuffo di questo tipo genera, sono indescrivibili. La pianificazione, l’organizzazione, l’aspettativa, la tensione, l'attesa, la paura e la giusta carica di adrenalina ci accompagna per tutta la settimana.

Il team, è composto da tre diver: il sottoscritto, Dario Lupi e Andrea Alpini. Andrea l'abbiamo conosciuto, per caso ,un mesetto fa, attraverso il diving Tigulio ed è nato subito un ottimo felling.
Abbiamo fatto un tuffo di conoscenza con una mezz'oretta di fondo, su un relitto a 70m qualche settima fà e ora, eccoci qua, a giocarci la nostra immersione sul sommergibile.
Il mitico U-Boot di Portofino lo stiamo puntando da un po'. Organizzato a Maggio, è sfumato miseramente per condizione avverse, ma ora finalmente ci siamo: tempo stabile da settimane, mare calmo, sole, tutto perfetto. Unico neo: la notizia che impazza sui social della morte di un subacqueo di Lucca, proprio sul U-Boot e proprio il giorno prima. Queste notizie non fanno mai piacere e personalmente mi scuotono molto, ad ogni modo cerchiamo di rimanere concentrati sulla nostra immersione, allontanando qualsiasi negatività.
L’immersione è organizzata dal Centro sub Tigulio, diving storico Genovese, con un ottima logistica, ma soprattutto con un ottima conoscenza di quelli che sono i relitti del golfo di Genova.
Si arriva di buon mattino, ore 8 siamo già operativi con carrellini a movimentare quintali di attrezzature. Oltre a noi ci sono due romani in circuito chiuso, tra l'altro con uno di loro ci siamo immersi anni fa all'argentario (piccolo il mondo della comunità subacquea!). Ad aspettarci al Diving Dario e la sua compagna. Accoglienza calda, ci viene offerto subito un buffet per la colazione con kinder, cioccolatini, spremuta, pasticcini, roba da non crederci... top!! Capisco subito che non sono Liguri ihihih.
Arrivi anche Filippo solo diver, scooterato e in circuito aperto.
Totale siamo 6 divers.4 in circuito aperto e 2 in reb. Molliamo gli ormeggi poco dopo le 10, il mare si è un po' alzato, ma nulla di preoccupante, davanti da noi 40minuti di navigazione.
Sul gommone si parla appena, gli sguardi rivolti all’infinito… ognuno ha il proprio modo di vivere una tensione inapparente e compagna al tempo stesso. Andrea non sta più nella pelle suona la carica!!! Io sono teso, ma sono certo che una volta in acqua o con l’attrezzatura addosso, tutto sparirà!
Ci siamo: il gommone rallenta, in tempo zero troviamo le taniche con il pedagno e Simone in apnea aggancia il gommone.
Per questa immersione abbiamo pianificato 18minuti a 105m, con un runtime di 130minuti con 4 cambi gas.

Bibo 16+16 con un ottimo 10/65 a 230bar.
4 stage: s80 con 20/45da respirare da 70m, 7lt con 35/30 da respirare a 36m, s80 con 50/15da respirare da 21m,ed infine Oxygen per 6m.

Al fianco sinistro le due s80, dietro la 35/30 e al fianco destro oxygen.
Partono i ragazzi con il reb in teoria hanno pianificato 25 di fondo. A seguire saltiamo in acqua noi.
Le due s80 me le faccio vestire sul gommone le altre due 7litri le clippo in acqua.
Carichi come muli, concentrati sulla nostra bolla, siamo pronti per queste due ore abbondati di acqua e di io interiore. Al segnale di ok si parte con 20/45 in bocca che mollo a 10 metri per passare alla 10/65 che ho nel bibo e giù lungo la cima, adrenalina sale, la visibilità peggiora, il blu elettrico :) ci lascia e rientriamo in una fascia d'acqua più scura, decisamente più scura: eccolo vedo qualcosa sotto di noi, 3 minuti 90m siamo sulla punta:la prua dell'U-Boot. Ok di intesa con Andrea, un energica gonfiata al gav cerco di capire su che fianco siamo. Purtroppo la visibilità non è eccezionale, circa 10m, la luce solare a oltre 100m filtra appena. Come da piano scendiamo sul fianco sinistro ed eccola: la torretta a -107m. Gli giriamo intorno. Ci spostiamo sulla parte bassa, dove c'è basamento con i supporti delle mitragliatrici da 20 e 37 mm per antiaerea, faccio la massima 113m, Andrea mi segnala che scende sul fondo a 120, io l' aspetto sulla torretta.
Il relitto è imponente, cerco di portarmi a casa una visione di insieme.Scruto avidamente nella torretta trovando la lente del periscopio. Poco distante riposa un grosso scorfano rosso, una "spettacolare" stella marina colpisce la mia attenzione la indica ad Andrea :).
Risaliamo sul fiancata destra, recuperando qualche metro, ed eccoci sotto i timoni direzionali: che spettacolo la visione dal basso verso l’alto, mi lascia senza fiato. L'imponente prua si scaglia verso la superficie: è questa l' immagine che da sempre sognavo di poter catturare.

 

Il tempo scorre veloce, ci siamo è arrivato il 18' è ora di andare. Siamo gli ultimi sul relitto. Tiriamo dritti fino a 70m. Primo cambio gas, il mio erogatore non funziona bene, ad ogni respiro la lancetta del manometro sale e scende. Apro e chiudo la bombola, nulla… il problema persiste. Peccato questo erogatore l’avevo fatto revisionare un mese fa per un problema analogo. Andrea mi scrive sul wetnotes: Hai gas?, ne ho molto, 16+16 con 90bar, ad ogni modo riesco a completare i 10minuti di deco ciucciando a fatica, arrivo allo switch dei 36metri e lascio sto erogatore duro e ballerino per passare alla 35/30. Abbiamo ancora un botto di deco da smaltire ma siamo entusiasti, guardo negli occhi Andrea, vedo la sua soddisfazione, ci battiamo il cinque, lo vorrei abbracciare, ma con tutte quelle stage diventa complesso... siamo gasati! Laggiù abbiamo vissuto un esperienza unica, che rimarrà impressa per sempre nei ns ricordi subacquei. 

A 20m arriva Simone, sefaty diver, gli molliamo le bombole vuote che non useremo più e metro dopo metro completiamo la nostra decompressione e al 130' siamo all'aria.




La gioia prende possesso di noi, fiumi di parole accompagnate da panini con salame e prosciutto mangiati direttamente con la muta ancora addosso, strepitoso servizio di questo diving.
Si rientra in banchina e ad aspettarci un altro buffet con tramezzini, pizze etc....da paura!!
Che dire, immersioni di questo tipo, a parte i freddi numeri: run time, profondità etc.. racchiudono sinteticamente, un percorso e  tutte le difficoltà, i sacrifici, la preparazione che si portano avanti prima di potersi immergere con relativa tranquillità a queste quote. Foto di rito, si scarica il gommone e la lunga giornata sta volgendo al termine. Voto all'immersione:10, al diving:10,alla compagnia.10.Giornata indimenticabile!!!!

domenica 7 maggio 2017

Juancito again " Trimix dive -107 metri"


Ed eccoci qui nel parcheggio alle 7:30 ad ammirare il ns bel pedagno in mezzo al lago.
Con la visibilità in deciso peggioramento, con il livello del lago alto, ogni riferimento a riva si è perso...Per non perdere tempo prezioso in discesa, la sera prima, sotto una copiosa pioggia, armato di scooter, spool e scarsi 25mt di cima ho fissato un peso con un pallone a circa 20metri,  in prossimità del coordino che porta alla faglia.





Abbiamo pianificato 14 minuti a 100metri
Bottom Gas 12/60
Gas decompressivi 25/40- 50/15 Oxy.
Ci portiamo in mezzo al lago e dopo i dovuti controlli, scendiamo lungo la cima. 20metri siamo sul coordino. Dario posiziona i fari della camera, la visibilità è davvero brutta, proseguiamo  50mt, nulla non si apre. Arriviamo sul faglione, una voragine, un burrone si apre sotto di noi, ci lasciamo cadere a cercare la profondità.5' minuti 80metri arriviamo sul fondo 90mt,con la parete alla nostra sinistra, raggiungiamo i 100metri. Qua sotto l' acqua è cristallina, meno male, avvolti nei nostri pensieri, proseguiamo.Il tempo scorre    arriva il 13' siamo a 97metri segnalo a Dario che fra un minuto stacchiamo.14' via ci siamo, risaliamo godendoci la parete, bianca pulita, peccato  siamo proprio dentro il faglione ma a fianco. 54Metri, stop, cambio gas. Rientriamo in un torbone pazzesco, visibilità davvero imbarazzante, peccato, certo non mi aspettavo di trovare le condizioni trovate a Febbraio, ma neanche queste, sono davvero sotto la media.Il torbo ci accompagna fino  a 6metri dove acqua finalmente diventa pulita, peccato, ad ogni modo anche oggi si è fatto "il nostro" allenamento e giù un bell`ipossicone dentro il faglione!! Buono anche il post immersione decompressivo





venerdì 28 aprile 2017

Trimix dive Nasim wreck


Oggi destinazione  relitto  del Nasim, una classica di Giannutri fatte diverse volte sia in aria che trimx, sempre un tuffo di gran gusto!!
Il relitto del Nasim poggia su un fondale di 60mt sul fianco sx con la prua verso la costa.
La navigazione scorre tra un clima sereno, si ride e si scherza con i compari di Milano, Il mare è più calmo rispetto a ieri e in meno di 40 minuti raggiungiamo Giannutri, Cala Maestra.
Filiamo un pedagno mobile che centra in pieno il Nasim a metà nave sulla murata di destra.
Oggi  abbiamo pianificato 30minuti a 60metri ,configurazione leggera bibo 16+16 con un ottimo trimix 20/20 -Ean50 -Oxy. Vestiamo attrezzature, un po' di gas allo scooter ed eccoci sul pedagno. Segno di ok è via, giù: 2 minuti 53metri arrivati.
Il relitto lo conosciamo piuttosto bene scolliniamo la fiancata e ci lasciamo cadere lungo il ponte di coperta che è alla mia destra come se fosse una parete. Dario sta trafficando con accensione delle telecamera, io scruto avidamente sotto le lamiere attaccate alla sabbia e trovo un grosso astice fuori tana e due gamberi meccanici. Iniziamo bene!
Rasentando il fondo ci portiamo verso la zona di poppa, bingo condominio di aragoste  ce ne sono ben 6.Ci mettiamo la chiglia alle sinistra e la percorriamo a tutto gas ed eccoci  a prua, qui le strutture del relitto creano una rientranza dove si nascondono 3 grosse musdelle.
Super Nasim, stiamo facendo il pieno di emozioni e di incontri, eccoci  ancora sul ponte di coperta tra scorfani di grossa taglia e stelle marine giganti, , nel blu sfrecciano grossi dentici. Cerco di ritrovare astice per mostrarlo a Dario ma non lo ribecco, ci portiamo sulle sovrastrutture più alte dove ci sono i corrimani, il castello di coperta, il fumaiolo, tutto ricoperto da candite clavelline bianche. Ora siamo di nuovo a poppa, davanti a noi le due eliche,
Spettacolo!! con lo scooter ci muoviamo da una parte all’altra senza impicci, abbiamo già fatto due giri del relitto.
Il tempo di fondo è quasi terminato, ritorniamo vs prua e al 30` salutiamo il Nasim e scooteriamo fino a raggiungere a pochi metri di distanza la parete , dove completiamo la nostra decompressione tra un giretto con lo scooter e qualche selfie subacqueo!!
Una volta riemersi ci spostiamo a Punta secca, dove i nostri soci faranno la seconda immersione e li ci siamo scofanati bruschette di vario tipo, tris di primi ,dolce, manco fossimo al ristorante!!!
Argentario divers una garanzia, servizio top in acqua e fuori!






Full Nasim from Dario Lupi on Vimeo.

domenica 23 aprile 2017

Trimix dive Secca di Mezza Canale " Il Ritorno"

Dopo aver caricati i gommoni con le nostre pesanti attrezzature molliamo gli ormeggi poco dopo le nove.Destinazione Secca di Mezzo Canale. Mezzo Canale è un’immersione fantastica, una delle secche coralligene più belle del Mediterraneo. Posizionata nel centro del canale fra l’isola di Giannutri, l'isola del Giglio e il promontorio dell’Argentario, a ridosso della batimetria dei 100 metri, in una zona molto particolare per la sua conformazione geologica.Una montagna che dai 100 metri sale fino ai 25 metri, con pareti ripide fino ai 50-70 metri, per proseguire la corsa verso gli abissi più dolcemente formando splendide franate di massi.Il nostro obiettivo sono proprio questi massi esterni tra i 65 e 80 metri  dove vive una fittissima e spettacolare colonia di corallo nero.C’è incertezza a bordo, le condizioni meteo non sono eccellenti, il gommone avanza tra le onde e si balla decisamente, non siamo sicuri che si riuscirà ad ormeggiare.
A bordo ci sono anche gli amici Milanesi Luca, Lorenzo, Giusy, che abbiamo incontrato per caso all’Argentario, piccolo il mondo della subacquea.Il gommone rallenta... il boss, Simone Nicolini butta giù l’ancora, per lui è ok se po' fa, le condizioni ci sono!!! Daglièèèèè!!! Diamo inizio alle danze! Contro ogni aspettative in superficie non c’è corrente, ma il mare è piuttosto formato, i primi a saltare siamo noi. Abbiamo pianificato 30 ‘di fondo trai 70/75 metri con un run time di 120 minuti. Nel bibo16+16 ho un ottimo trimix 14/50, per la decompressione 3 stage con 25/35-50/15-OXY.Vestire il bombolame con mare così formato qualche impiccio lo da, ma devo dire che lo scooter mi da una grossa mano e spostarsi tra le onde è un gioco da ragazzi e in tempo zero sono sul pedagno pronto per la discesa. Cappello della secca 25metri,me lo faccio scivolare davanti fino a raggiungere un primo gradino a 50metri, aspetto Dario che sta aprendo i bracci dei fari della telecamera, giù ancora -72metri fondo della secca. Non c’è corrente bene. Le pareti sono completamente ricoperte da gorgonei rosse, e gialle, ora obiettivo è trovare il vero corallo nero. Simone ci ha spiegato di allontanarci dalla secca principale e mantenendo la batimetrica 65/70 dopo aver incontrato una grossa rete da pesca alla nostra dx dovremmo trovarlo.Usciamo vs il largo, nulla zero non lo troviamo, rientriamo vs la secca, lo scooter ci agevola il lavoro e ci spostiamo con disinvoltura , impensabile a pinne coprire questi tragitti senza affaticarsi. Ci riportiamo fuori una seconda volta ed eccolo, questa volta ci siamo, ai nostri occhi ci si presenta una foresta incantata di corallo nero mai mi prima di allora mi era capitato di osservare questo animale in colonie così rigogliose. In Liguria su secche oltre i 70 e su qualche relitto mi era capitato di vedere qualche ramo, ma qui lo spettacolo è superlativo! Rimaniamo diversi minuti a goderci questo spettacolo, Dario fa video, io  faccio il modello, ci siamo davvero divertendo, sono proprio soddisfatto, sono certo che anche Dario sta godendo!!! Abbiamo gironzolato in lungo e largo, sono passati quasi 25 minuti dobbiamo recuperare la via del ritorno e ritrovare il corpo principale della secca.

Diamo fuoco agli scooter, Dario mi indica correttamente la rotta da seguire, Grande Darietto!!! e via ecco di nuovo a 70metri alla base delle secca, trascorriamo gli ultimi minuti godendoci questo spettacole fondale, arriva il 29 ci siamo ,iniziamo la risalita.
La risalita è in parete tra gorgonie giganti, timide aragoste, qualche scorfano, facciamo i nostri cambi gas, incrociamo Luca, Lorenzo, Giusy li salutiamo e arriviamo sul cappello principale a -25 metri dove ad attenderci ci sono decide di dentici in caccia che sfrecciano nel blu, che spettacolo, che tuffo, ora abbiamo un po' di deco da smaltire ma ne è valsa la pena, riemergiamo dopo 120 minuti, il mare non ha mollato, guadagniamo il gommone e via a raccontarcela. Partiti pensando di non riuscire ad ormeggiare, di trovare corrente, brutta visibiltà, alla fine il mare ci ha premiato e ci ha regalato un tuffo che rimarrà per sempre nei miei ricordi subacquei.
Black Coral at "Mezzo Canale" shoal from Dario Lupi on Vimeo.

domenica 26 marzo 2017

Trimix dive: Haven coperta di prua!

Giornata estiva in Liguria ,ideale per un bel giretto sulla petroliera Haven
Il piano prevede35/40 minuti di fondo alla profondità 55 metri  sul ponte di coperta direzione prua fino allo squarcio.
La lunghezza della coperta verso prua è percorribile per circa 150 metri , lo scooter è fortemente consigliato,l'ottima visibilità rispetto alla zona di poppa ci ha accompagnato durante tutta la "cavalcata"!
La zona di prua non avevo mai fatta e devo dire che è molto accattivante :grossi bighi si scagliano verso alto, lungo la coperta si vedono grossi tubi che trasportavano il greggio , scalette che attraverso il relitto, un po' da per tutto si nascondono grosse cernie, che ho fatto puntualmente intanare e il mio buddy non è riuscito a riprendere :)

Dati immersione:
Max Depth: 56mt
Bottom time :37’
Run time 107’
Bottom Gas :18/22
Deco gas :ean50+Oxy


A scooter ride to the bow of the Haven wreck from Dario Lupi on Vimeo.

sabato 18 marzo 2017

Trimix Dive Relitto VAS (vedette anti sommergibilie) -52metri

Anche per questa settimana la nostra dose di ferro ce la siamo presa. Relitto Vas (vedetta anti sommergibile) 52mt.
visibilità non eccezionale, ma bella giornata di bolle e di mareeeee

Dati immersione
Max depth :52mt
Bottom time :25
Mix :Trimix 20/15 ean50+Oxy
Bomba profondità
All’inizio della Grande Guerra, nel 1940, erano in forze della Regia Marina circa 60 motonavi antisommergibile MAS che però risultavano scarsamente manovrabili in condizioni di mare mosso. Per ovviare al problema furono progettate motovedette più versatili di stazza di circa 100 tonnellate per pattugliare le coste e contrastare l’azione dei sottomarini che bersagliavano i carghi in transito, ma molte delle 100 unità prodotte furono operative solo a fine guerra e la loro sorte fu segnata dall’evoluzione degli eventi storici che, come noto, portò all’armistizio e rese ostili i nazisti che prima erano alleati, i quali le requisirono e affondarono durante la ritirata; l’affondamento del VAS di Genova è da attribuire ai bombardamenti degli alleati che colpirono duramente la città costiera e le navi in mano ai tedeschi in rada o nel golfo nel settembre del ’44.
 
 
 
Scaletta
Telegrafo
Colpita a poppa, esplose ed affondò rapidamente adagiandosi in assetto di navigazione su un fondo limaccioso a –55mt davanti la diga foranea, con la prua leggermente sollevata; in coperta sono ancora presenti le due mitragliatrici ed una bomba di profondità ormai innocua e si distinguono strumenti di bordo quali il telegrafo e le bussole, confusi fra i rottami ed i detriti; le ridotte dimensioni dello scafo permettono di visitarlo tutto in un’unica immersione, ma la visibilità è spesso compromessa dal limo che copre ogni cosa e che si solleva con estrema facilità fino a rendere ancor più impegnativa.
 
Prua
Mitragliatrrice
sala macchine
chiesuola bussola