Emozioni Profonde è un diario di immersioni tecniche svolte in oltre 15 anni di attività.
Una vasta raccolta di foto e video delle più suggestive e impegnative immersioni tecniche Italiane.
Un viaggio di emozioni tra tuffi in Liguria, Calabria, Sardegna, Toscana passando per i report dei corsi svolti nelle acque del lago di Como.
Oggi destinazionerelittodel Nasim, una classica di Giannutri fatte diverse volte sia in aria che
trimx, sempre un tuffo di gran gusto!!
Il relitto del Nasim poggia
su un fondale di 60mt sul fianco sx con la prua verso la costa.
La navigazione scorre tra un
clima sereno, si ride e si scherza con i compari di Milano, Il mare è più calmo
rispetto a ieri e in meno di 40 minuti raggiungiamo Giannutri, Cala Maestra.
Filiamo un pedagno mobile che
centra in pieno il Nasim a metà nave sulla murata di destra.
Oggiabbiamo pianificato 30minuti a 60metri
,configurazione leggera bibo 16+16 con un ottimo trimix 20/20 -Ean50 -Oxy.Vestiamo
attrezzature, un po' di gas allo scooter ed eccoci sul pedagno. Segno di ok è
via, giù: 2 minuti 53metri arrivati.
Il relitto lo conosciamo
piuttosto bene scolliniamo la fiancata e ci lasciamo cadere lungo il ponte di
coperta che è alla mia destra come se fosse una parete.Dario sta trafficando con
accensione delle telecamera, io scruto avidamente sotto le lamiere attaccate
alla sabbia e trovo un grosso astice fuori tana e due gamberi meccanici.
Iniziamo bene!
Rasentando il fondo ci
portiamo verso la zona di poppa, bingo condominio di aragostece ne sono ben 6.Ci mettiamo la chiglia alle
sinistra e la percorriamo a tutto gas ed eccocia prua, qui le strutture del relitto creano una rientranza dove si
nascondono 3 grosse musdelle.
Super Nasim, stiamo facendo
il pieno di emozioni e di incontri, eccociancora sul ponte di coperta tra scorfani di grossa taglia e stelle
marine giganti, , nel blu sfrecciano grossi dentici. Cerco di ritrovare astice
per mostrarlo a Dario ma non lo ribecco, ci portiamo sulle sovrastrutture più
alte dove ci sono i corrimani, il castello di coperta, il fumaiolo, tutto
ricoperto da candite clavelline bianche. Ora siamo di nuovo a poppa, davanti a
noi le due eliche,
Spettacolo!! con lo scooter
ci muoviamo da una parte all’altra senza impicci, abbiamo già fatto due giri
del relitto.
Il tempo di fondo è quasi terminato, ritorniamo vs prua e al 30` salutiamo il Nasim e scooteriamo fino a raggiungere
a pochi metri di distanza la parete , dove completiamo la nostra decompressione
tra un giretto con lo scooter e qualche selfie subacqueo!!
Una volta riemersi ci
spostiamo a Punta secca, dove i nostri soci faranno la seconda immersione e li
ci siamo scofanati bruschette di vario tipo, tris di primi ,dolce, manco
fossimo al ristorante!!!
Argentario divers una
garanzia, servizio top in acqua e fuori!
Non potevamo lasciare Napoli senza prima aver fatto un tuffo sul Banco di Santa Croce. Ultimo tuffo l l'avevo fatto nel 2007, mi ero dimenticato quanto fosse bello.
In sella ai nostri scooter e guidati da Pasquale abbiamo fatto giro completo di tutte le varie secche!!
Bottom time 45
Mix: Ean28+ean50
Run time :75
Max depth:45
Banco
di Santa Croce , "zona di tutela biologica" istituita nel 1993 è
costituito da cinque grandi pinnacoli rocciosi . Le pareti, più o meno
scoscese, a seconda dei diversi versanti, raggiungono circa 50 m. di
profondità. Superati i primi 7-8 m di profondità si apre agli occhi dei
subacquei uno scenario di una bellezza difficilmente immaginabile, per un
tratto di mare così prossimo alla foce del fiume Sarno. Invece è proprio
l'apporto dei nutrienti del fiume insieme all'oscurità (dovuta al primo strato
di acqua torbida) a creare un ambiente perfetto per lo sviluppo di una
rigogliosa vita di organismi sciafili. Gorgonie rosse e gialle e Axinelle
cannabina fanno capolino già nei primi 18 m. Ad una maggore profondità
aumenta la concentrazione di gorgonie, spesso ricoperte da uova di gattuccio,
scenario quasi unico nel mediterraneo. Oltre i 30 m, si aprono alla vista del
subacqueo grandi rami di Gerardia savaglia e negli innumerevoli anfratti
si nascondono gattucci e grossi gronchi. Circumnavigando il pinnacolo
principale, troviamo una grande spaccatura verticale che taglia in due la
parete, dove la luce filtrando dall’alto attraversa l’intreccio dei rami di
gorgonie, regalando ai sub uno scenario davvero suggestivo
Dopo
aver caricati i gommoni con le nostre pesanti attrezzature molliamo gli ormeggi
poco dopo le nove.Destinazione Secca di Mezzo Canale. Mezzo Canale è
un’immersione fantastica, una delle secche coralligene più belle del
Mediterraneo. Posizionata nel centro del canale fra l’isola di Giannutri, l'isola del
Giglio e il promontorio dell’Argentario, a ridosso della batimetria dei 100
metri, in una zona molto particolare per la sua conformazione geologica.Una
montagna che dai 100 metri sale fino ai 25 metri, con pareti ripide fino ai
50-70 metri, per proseguire la corsa verso gli abissi più dolcemente formando
splendide franate di massi.Il nostro obiettivo sono proprio questi massi
esterni tra i 65 e 80 metridove vive
una fittissima e spettacolare colonia di corallo nero.C’è incertezza a bordo,
le condizioni meteo non sono eccellenti, il gommone avanza tra le onde e si
balla decisamente, non siamo sicuri che si riuscirà ad ormeggiare.
A
bordo ci sono anche gli amici Milanesi Luca, Lorenzo, Giusy, che
abbiamo incontrato per caso all’Argentario, piccolo il mondo della subacquea.Il gommone rallenta... il boss, Simone Nicolini butta giù l’ancora, per lui è ok se po' fa, le condizioni ci sono!!!
Daglièèèèè!!! Diamo inizio alle danze! Contro ogni aspettative in superficie
non c’è corrente, ma il mare è piuttosto formato, i primi a saltare siamo noi.
Abbiamo pianificato 30 ‘di fondo trai
70/75 metri con un run time di 120 minuti.
Nel bibo16+16 ho un ottimo trimix
14/50, per la decompressione 3 stage con 25/35-50/15-OXY.Vestire il bombolame con mare così formato qualche
impiccio lo da, ma devo dire che lo scooter mi da una grossa mano e spostarsi
tra le onde è un gioco da ragazzi e in tempo zero sono sul pedagno pronto per
la discesa.Cappello
della secca 25metri,me lo faccio scivolare davanti fino a raggiungere un primo gradino a
50metri, aspetto Dario che sta aprendo i bracci dei fari della telecamera, giù
ancora -72metri fondo della secca. Non c’è corrente bene. Le
pareti sono completamente ricoperte da gorgonei rosse, e gialle, ora obiettivo è
trovare il
vero corallo nero. Simone
ci ha spiegato di allontanarci dalla secca principale e mantenendo la
batimetrica 65/70 dopo aver incontrato una grossa rete da pesca alla nostra dx dovremmo trovarlo.Usciamo
vs il largo, nulla zero non lo troviamo, rientriamo vs la secca, lo
scooter ci agevola il lavoro e ci spostiamo con disinvoltura , impensabile a
pinne coprire questi tragitti senza affaticarsi. Ci riportiamo fuori una
seconda volta ed eccolo, questa volta ci
siamo, ai nostri occhi ci si presenta una foresta incantata di corallo nero mai mi prima di allora
mi era capitato di osservare questo animale in colonie così rigogliose. In
Liguria su secche oltre i 70 e su qualche relitto mi era capitato di vedere
qualche ramo, ma qui lo spettacolo è superlativo! Rimaniamo diversi minuti a
goderci questo spettacolo, Dario fa video, io faccio il modello,
ci siamo davvero divertendo, sono proprio soddisfatto, sono certo che anche
Dario sta godendo!!! Abbiamo gironzolato in lungo e largo, sono passati quasi
25 minuti dobbiamo recuperare la via del ritorno e ritrovare il corpo
principale della secca.
Diamo
fuoco agli scooter, Dario mi indica correttamente la rotta da
seguire, Grande Darietto!!! e via ecco
di nuovo a 70metri alla base delle secca, trascorriamo gli ultimi minuti godendoci
questo spettacole fondale, arriva il 29 ci siamo ,iniziamo la risalita.
La
risalita è in parete tra gorgonie giganti, timide aragoste, qualche scorfano, facciamo i nostri cambi gas, incrociamo Luca,
Lorenzo, Giusy li salutiamo e arriviamo sul cappello principale a -25
metri dove ad attenderci ci sono decide di dentici in caccia che sfrecciano nel
blu, che spettacolo, che tuffo, ora abbiamo un po' di deco da smaltire ma ne è
valsa la pena, riemergiamo dopo 120 minuti, il mare non ha mollato, guadagniamo
il gommone e via a raccontarcela. Partiti
pensando di non riuscire ad ormeggiare, di trovare corrente, brutta visibiltà, alla
fine il mare ci ha premiato e ci ha regalato un tuffo che rimarrà per sempre
nei miei ricordi subacquei.
Non di soli relitti vive il Subacqueo. Dopo i mesi di mare agitato e torbo, dopo le acque scure e fredde dei laghi, dopo i relitti austeri e introspettivi, volevamo tornare a godere di una delle gioie più accessibili della subacquea: "L'immersione naturalistica" fatta a quote ricreative. Un tuffo easy , sereno, per rilassarsi e stare insieme agli amici, meglio di un giro in SPA.
La secca in questione è un altopiano di circa 8 km di perimetro con una profondità che varia dai 18 ai 40 metri, per noi è perfetta. Agevolo un breve montaggio del video catturato.
Bottom time 45 Back Gas EAN32 Deco Stage: Oxy. Runtime: 75 By Dario Lupi
Giornata estiva in Liguria ,ideale per un bel giretto sulla
petroliera Haven Il piano prevede35/40 minuti di fondo alla
profondità 55 metri sul ponte di coperta
direzione prua fino allo squarcio.
La lunghezza della coperta verso prua è percorribile per circa 150
metri , lo scooter è fortemente consigliato,l'ottima visibilità rispetto alla zona di poppa ci ha accompagnato durante tutta la "cavalcata"!
La zona di prua non avevo mai fatta e devo dire che è molto
accattivante :grossi bighi si scagliano verso alto, lungo la coperta si vedono grossi tubi che trasportavano il greggio
, scalette che attraverso il relitto, un po' da per tutto si nascondono grosse cernie, che ho fatto puntualmente intanare e il mio buddy non è riuscito a riprendere :)
Dati immersione:
Max Depth: 56mt Bottom time :37’ Run time 107’ Bottom Gas :18/22 Deco gas :ean50+Oxy
Anche per questa settimana la nostra dose di ferro ce la siamo presa.
Relitto Vas (vedetta anti sommergibile) 52mt.
visibilità non eccezionale, ma bella giornata di bolle e di mareeeee
Dati immersione
Max depth :52mt
Bottom time :25
Mix :Trimix 20/15 ean50+Oxy
Bomba profondità
All’inizio della Grande Guerra, nel 1940, erano in forze della Regia
Marina circa 60 motonavi antisommergibile MAS che però risultavano scarsamente
manovrabili in condizioni di mare mosso. Per ovviare al problema furono
progettate motovedette più versatili di stazza di circa 100 tonnellate per
pattugliare le coste e contrastare l’azione dei sottomarini che bersagliavano i
carghi in transito, ma molte delle 100 unità prodotte furono operative solo a
fine guerra e la loro sorte fu segnata dall’evoluzione degli eventi storici
che, come noto, portò all’armistizio e rese ostili i nazisti che prima erano
alleati, i quali le requisirono e affondarono durante la ritirata;
l’affondamento del VAS di Genova è da attribuire ai bombardamenti degli alleati
che colpirono duramente la città costiera e le navi in mano ai tedeschi in rada
o nel golfo nel settembre del ’44.
Scaletta
Telegrafo
Colpita a poppa,
esplose ed affondò rapidamente adagiandosi in assetto di navigazione su un
fondo limaccioso a –55mt davanti la diga foranea, con la prua leggermente
sollevata; in coperta sono ancora presenti le due mitragliatrici ed una bomba
di profondità ormai innocua e si distinguono strumenti di bordo quali il
telegrafo e le bussole, confusi fra i rottami ed i detriti; le ridotte
dimensioni dello scafo permettono di visitarlo tutto in un’unica immersione, ma
la visibilità è spesso compromessa dal limo che copre ogni cosa e che si
solleva con estrema facilità fino a rendere ancor più impegnativa.
Juancito è una delle immersioni più suggestive del nostro lago di Lecco. L'mmersione può essere svolta su due pareti di roccia calcarea: la prima atterra a 50metri dove una in una grossa spaccatura hanno depositato una targa alla memoria del comandante Costeau, la seconda è caratterizzata da una faglia o, come è stata ribattezzata, IL FAGLIONE, si tratta di una gigantesca spaccatura della montagna che comincia a 47metri con una larghezza di appena 4-5cm e finisce a 105 metri con un larghezza di 10 metri. Le pareti bianche e l'acqua limpida danno impressione di essere all'interno di una straordinaria cattedrale.
Negli ultimi 2 mesi abbiamo fatto due immersioni a 90metri per 15minuti, oggi proveremo a fare i 100mt nel faglione.
Sabato scorso con Mauro abbiamo preso le misure per cercare di raggiungere nel minor tempo possibile il faglione. Abbiamo preso le mire a terra e abbiamo appurato che spostandoci a decine di metri dalla riva in direzione Lecco sprofonderemo nei pressi di un cordino che ci porterà direttamente nella faglia.
L'appuntamento è alle ore 8 con il grande Dario, compagno di scorribande ipossiche. Percorro i pochi km che mi separano dal lago pensando a quello che andremo a fare. La tensione e il rispetto... e forse anche un po' di paura, invadono la mia mente. Ma allo stesso tempo la voglia di rinnovare la "sfida con gli abissi" è alta e mi carica di adrenalina e concentrazione.
Per questa immersione abbiamo pianificato 15' di fondo tra i 90/100metri.
Un piccolo tuffo per la subacquea, un tuffo da giganti x noi! cit.
La settimana scorre tra pianificazioni e confronti, detto fra di noi siamo abbastanza abituati e standardizzati a pianificare tuffi ipossici.
Arrivo sul punto non c'è nessuno. Inizio a portare le stage sul bagno asciuga. Mi godo il paesaggio, le montagne innevate si fanno spazio tra le nuvole, il lago è uno specchio d'acqua lì ad aspettarci ma, soprattutto, diventa per noi lo specchio della nostra anima più nascosta.
La sera prima, durante l'assemblaggio in box, ho riscontrato una perdita al bombolino dell'argon che ho risolto con una ricaricata in extremis, oggi verificherò se ha tenuto. In alternativa ho un bombolino da 1,5 di back up prestato da un amico. Abbiamo davanti 100 ' minuti di immersione che a Febbraio con acqua 7°gradi non sono una passeggiata. Arriva Dario ci siamo, diamo inizio alle danze. La tensione si allenta, entriamo nell'immersione, portiamo giù tre stage, Dario anche lo scooter. Ci confrontiamo e facciamo un briefing, sia su procedure operative che contingenze. Ognuno con la sua sequenza completa la vestizione, le parole lasciano spazio al silenzio, la concentrazione sale. Con in spalle i nostri ippopotami alias bibombola 16+16 caricati con un ottimo 12/60, ci incamminiamo verso il ripido sentiero che porta al lago. Dario entra al primo ingresso agibile tanto ha lo scooter che lo porterà in mezzo al lago, io mi cammello il mio bibo per ulteriori 15/20 metri, entrerò in prossimità della seconda spiaggetta. Attaccate le stage con 25/45-50/15 -Oxy ci portiamo con le mire a terra a qualche decina di metri dalla riva. Obiettivo è quello di trovare il cordino che scende perpendicolarmente alla riva e porta direttamente al faglione. Qualora non dovessimo trovarlo, tireremo giù dritti fino a 47metri e inizieremo la ricerca. Facciamo i controlli di superfice e, a parte qualche trafilamento non preoccupante, partiamo: pronti per questa nuova avventura e questi 100 minuti di silenzio e Io interiore. Arriviamo sul fondo a 10mt, bingo!!! siamo esattamente sul coordino, che culo! Non ci rimane che seguirlo, ormai ho preso le mire... Non abbiamo problemi a trovare il faglione, l'immersione inizia subito bene: che divemaster che sono!!! ihhihhi
Mollo la 25/45 e mi attacco alla mix ipossica. 3 minuti siamo a 47 metri sopra l'ingresso del faglione. Ci siamo: sotto di noi una voragine, un canyon... mi butto dentro e senza fretta mi godo la discesa all'interno di questa spettacolare fenditura. A partire da 60mt il subacqueo riesce a stare dentro la faglia. Le due pareti ai miei fianchi lentamente si distanziano, più scendiamo più la spaccatura si allarga. 5 minuti 80metri, scendiamo ancora, ci siamo: vedo il fondo sotto di noi 95metri. Tengo la parete alla nostra sx e proseguiamo la navigazione toccando come punta massima di profondità i 106metri. Dario è li vicino a me, tiene il fascio di luce all'interno dello scooter e non sempre riesco a localizzarlo. Peccato la sua luce, la sotto fa la differenza. Siamo a100 metri, non c'è tensione, le immersione che hanno preceduto questo tuffo sono servite, siamo tranquilli, concentrati, con la parete al nostro fianco, arriva il 10', ci portiamo a 90metri e ritorniamo dentro il faglione. Arriva il 14' un segno di ok e via risaliamo lentamente all'interno di questa cattedrale gotica. La visibilità è spaziale, il candore della roccia bianca ci scorre davanti, la spaccatura si strige sempre di più come se fosse una cerniera lampo è davvero tutto molto suggestivo.60mt primo deep stop e mi preparo al cambio con 25/45. Da questo momento tappe ogni 3mt. Metro dopo metro ci ricongiungiamo alla prima parete e completiamo la nostra decompressione, tra un giro bombole, qualche esercizio e qualche scorrazzata con lo scooter, arriva il 100' e torniamo all'aria, sotto il peso di 5 bombole,appagati, un po' stanchi, ma certamente soddisfatti. Che dire... anche il faglione l'abbiamo archiviato. Questo è un percorso di allenamento effettuato per rendere queste quote sempre più confortevoli, sono certo che risulterà necessario per potere arrivare preparati su relitti come l'U-Boot 455 e l'UJ 2208, che giacciono a quote prossime e superiori a 100mt. Questi relitti, non possono (e non vogliamo) farli mancare nel nostro loogbook. Stay tuned!
profilo 14' di fondo
Questo video è stato girato a Maggio 2020 e non è riferito a questo scritto, ma rende l' idea del posto
Team ipossico al completo: Dario, Omar, Filippo, Io!
Ne abbiamo parlato qualche
tempo fà e finalmente ci siamo decisi ad andare a curiosare che cosa ci fosse da
vedere in questo sito di immersioni denominato :"Le Armi"
Accesso al sito è decisamente scomodo e avventuroso,
cime per calare le stage, salto con passo da gigante da una montagnetta, un amico si è anche rotto la gamba.
Per evitare tutto questo, siamo entrati comodamente dal porticciolo di Parè e grazie agli scooter, in pochissimo tempo abbiamo raggiunto la parete.
La parete:molto bella,
calcarea ,bianca, frastagliata ricca di spacche, che termina su un fondale fangoso a
55/60mt .
Qua e la ci sono oggetti sospetti, qualche cannoncino, qualche
bombetta, una mitragliatrice.
Questa è stata un immersione di ambientamento e sicuramente ci faremo qualche altro tuffo, ci sono altre cosette interessanti da vedere!!!
Immersione del 7-12-2016 Punta Granelli
si trova vicino a Castelveccana, sulla sponda orientale del Lago, ed è un sito
di immersioni molto frequentato sia da sub ricreativi che tecnici, poiché il
punto d'accesso è agevole e il fondale particolarmente suggestivo.
La festività
di Sant'Ambrogio si presta bene per un bel tuffo trimix nelle fresche acque
lacustri e, insieme al buddy Dario, programmiamo la trasferta.
L'idea è quella
di fare un'immersione di 15
minuti a 90 metri con un runtime invernale di 90 minuti.
Martedì sera
mi reco nel nuovo centro ricariche a ritirare il mio 16+16 e 3 stage, con enorme stupore mi comunicano che non sono pronte... hanno
avuto dei grossi problemi con i fornitori di gas (consegna bucata) si
scusano non riescono a farle al volo. La situazione è complessa siamo già
organizzati per l'indomani e dietro ad un tuffo del genere ci sono mille sbattimenti e non mi va di far saltare
immersione, come si dice: ogni lasciata è persa. Il negoziante è in forte
imbarazzo e decisamente dispiaciuto ma non vuole fare brutta figura
e mi propone di portarmi le mix direttamente a casa alle undici di
sera, cazzo meglio di amazon prime!!! Che servizio top!!
Ed eccoci qui,
undici di sera nel parcheggio sotto casa mia con analizzatore e manometri a
battezzare un bel 13/50 in un 16+16, un bel 30/30 S80, 50/15 S80 e Oxy e non
ci facciamo mancare neanche un bel 200 bar di argon, che fa frec!! Ci
siamo, assemblo tutto in box e all'indomani mattina appuntamento con Dario per
questa nuova avventura.
Arriviamo a
Castelveccana, soli noi e le oche. Giornata serena ma fredda, zero gradi.
Nel piazzale neanche un anima.
Il comodo pedagno che dall'alto
porta direttamente lungo la parete è sommerso, c'è il lago alto e non si
vede. Me lo immaginavo, poco male... troveremo sicuramente la
cima lungo la parete e ci sprofonderemo lì. Dopo i controlli di superficie, scarichiamo il gav
e partiamo per questo viaggio. Percorriamo i primi metri e mi rendo
conto che la visibilità è pessima, ma davvero brutta sembra di essere in
estate, non me lo aspettavo, mannaggia!
Proseguiamo nel torbo assoluto fino a
45 metri ed eccoci troviamo la cima che arriva fino alla base della parete. Sotto di noi un baratro nero apparentemente senza fine ma noi siamo diretti alla fine o giù di li
La visibilità migliora decisamente, la pendenza è invitante, ci siamo:
ora si fa sul serio.
Un cenno di ok con Dario e ci lasciamo cadere lentamente
lungo la cima, e al quinto minuto arriviamo a 80 metri. Dopo un manciata di secondi
raggiungiamo il nostro obiettivo: eccoci a 90 metri.
Ci mettiamo in assetto, la visibilità è davvero
superlativa facciamo la massima 93 metri, sotto di noi vediamo il
fondo a 97. Cime e pezzi di corda sono sparsi alla base delle
parete. Partiamo per il nostro giro lungo la parete a sx per qualche metro e poi,
appena risale, invertiamo senso e ora la parete è alla nostra dx. Facciamo
passare il tempo tra i 90/87 metri, al 15 ' stacchiamo decisi. La
risalita dai 90 è ovviamente lunga , ci godiamo la parete spettacolare,
tutta a scaglie.
Monitoriamo i tempi di risalita ma allo stesso tempo
vogliamo goderci questa parete frastagliata. Primo stop 54 metri, da qui tappe ogni
3 minuti. A 42 metri abbandono il bibo e passo al 30/30 e ritorniamo nel torbo.
Abbiamo profili deco leggermente diversi, Dario Utr deco system, io tabella bulhman 20/85, ad ogni modo rimaniamo a vista.Tra un giretto con lo scooter e un paio di battute scritte sul wet notes metro dopo metro completiamo la nostra decompressione, arriva il 90' e si è fatta l'ora di tornare in superficie. Riemergiamo belli freschi e soddisfatti della nostra avventura
ipossica sul Maggiore. Fiumi di parole, la gioia si prende possesso di noi ,ci
scambiamo impressioni, sensazioni siamo davvero soddisfatti, le facce la dicono lunga!!!
Immersione del 5-01-2017
Oggi un grande rientro sulle scene"subbiche" di Omar per un gran TUFFO:Parete di Castelveccana, un ottimo 90x90. Speriamo sia di buon auspicio per un 2017 ricco di nuove ed emozionanti avventure!!! Alla prossima buddy, ti raccomando non farmi aspettare altri mesi. Bottom gas:13/50 Deco gas:30/30 -50/15-OXY Bottom time:15 Run time:90 Max depth:96mt.
Note:
Visibilità molto buona a tutte le quote. Durante la discesa abbiamo mancato la cima ma comunque in 4 minuti eravamo ad 80metri a base parete. Abbiamo invertito la marcia, parete a dx e immediatamente abbiamo raggiunto la batimetrica dei 90 metri, fino ad incontrare la cima che termina nella sabbia tra i 93 e 95 metri. La parete tenendolo a dx ha una pendenza accattivante che va oltre i 90 metri creando crepacci e spaccature interessanti.
Il Calabria era un piroscafo della Navigazione Generale Italiana di 1245 tonnellate di portata, era stato acquistato in Inghilterra ed era adibito alla navigazione tra Genova, Livorno, Civitavecchia e Napoli.
La causa dell'affondamento è da retribuire allo scoppio di una caldaia che generò una tremenda esplosione che spezzò lo scafo in due e scompari nelle acque tra Sturla e Quarto ,a circa 4 miglia dalla costa.
Oggi il relitto giace su un fondale fangoso tra i 70 e 78 metri.
Al disastro assistette - oltre ai 13
sopravvissuti tra i quali c'è anche il comandante Giuseppe Quartino -
l'equipaggio del piroscafo "Giava", che si trovava sulla stessa
rotta, a soli 200 metri di distanza e che diede i primi soccorsi agli uomini
che avevano trovarono l'unica via di salvezza tuffandosi in mare.
Questo tuffo la stiamo inseguendo da Agosto, ricordo telefonate da sotto l'ombrellone per organizzarlo, poi per tutta una serie di motivi abbiamo dovuto posticiparlo, nel frattempo ne abbiamo fatti degli altri.
I relitti del golfo di Genova sono gli unici che ci mancano, proprio per le condizioni di visibilità spesso molto brutta, li abbiamo lasciati per ultimi.
Ed eccoci qua, domenica 30 ottobre, alle 7 di mattina a cercare di caricare la macchina del Carletto con un serie infinita di attrezzatura: 3 bibo, 9 stage, scooter , video camera, non so come, ma alla fine riusciamo a caricare tutto, e letteralmente sommersi dalle attrezzature partiamo per Genova.
L'imbarco è presso Centro sub Tigulio dove conosciamo i nuovi proprietari, Fulvio e Clara, che hanno rilevato proprio in questi giorni il diving di Lorenzo del Veneziano.
Trasportiamo le attrezzature con dei carrellini e poco dopo le 9 molliamo gli ormeggi e lentamente usciamo dal porto guadagnando il mare aperto.
Il nostro piano prevede 25 di fondo tra i 70/78metri. Sul relitto la logistica è ottima abbiamo addirittura 2 pedagni una prua e una a poppa. In condizioni ideali si potrebbe pensare di entrare da una prua e poi risalire a poppa, vediamo che visibilità troveremo. Dalla regia dicono mediocre e visto la fama di questi relitti, non ci lascia sperare nulla di buono.
Ormeggiamo al pedagno che è collegato alla prua e diamo inizio alle danze. In tempo zero siamo in acqua belli carichi.
"Bibone" 16+16 con un ottimo trimix 14/45
S80 35/20 -S80 50/10- 7litri Oxy.
Siamo a pelo d'acqua pronti per scendere e Carletto sentenzia non si vede un cazzo, minchia che gufo.. in superficie la visibilità è buona. Dario sta assemblando scooter sulla camera nel frattempo si sta allontanando dall'ormeggio, ma con scooter poi recupera.
Ci siamo, al segnale di ok ci lasciamo cadere lungo la cima. Più scendiamo più la visibilità peggiora punto di contatto 70mt ,il pedagno è fissato sul tagliamare a prua. Carletto aveva ragione, la visibilità è davvero brutta meno di 3 metri. Avevamo messo in preventivo ma mi auguravo almeno 5/7 metri. Mi porto davanti al relitto, di fronte al tagliamare per cercare di catturare qualche bella immagina della prua, mi lascio scivolare sul fondo a 77 metri, la prua è molto bella completamente ricoperta da spugne gialle e reti . Ci spostiamo lungo la murata di sinistra anche questa completamente ricoperta da spugne. Risaliamo sulla coperta, reti, cime, due metri di visibilità rendono le cose abbastanza complesse, ci moviamo con attenzione. Raggiungiamo una stiva, c'è una grossa cima la sposto mi calo dentro con attenzione. Raggiungiamo la parte dove la nave è spezzata, non troviamo la cima che porta a poppa, ma onestamente non ci sono le condizioni. Iniziamo il rientro ripercorrendo la coperta, eccoci di nuovo a prua sulla sinistra c'è un braccio porta scialuppe, sulla desta c'è un gabinetto , non so cosa ci faccia li sulla prua della nave ma c'è. Riscendo ancora sul fondo gustandomi la prua dal basso verso alto, un occhiata ancora alla murata e poi guadagniamo la via del ritorno. Segnalo a Dario e Carlo se gli va bene staccare al 20' anziché 25, mi rispondo di si, scelta giusta, con 2 metri di visibilità su un relitto già abbastanza insidioso per le molte lenze e reti, devo dire che 20 minuti possono bastare e risparmiamo un po' di prezioso gas.
Metro, dopo metro, avvolto nei pensieri completiamo la decompressione tra cambi gas e rispetto del run time. Nel frattempo stanno risalendo anche i ragazzi con il reb anche loro hanno fatto 20 di fondo, visibilità davvero brutta. Riemergiamo dopo 90 minuti ad aspettarci un bel the caldo e un abbondante focaccia alla cipolla che divoriamo sulla via del ritorno con ancora le mute addosso. Che dire al Calabria va data un altra possibilità, secondo me è un relitto carino, non particolarmente grande e si riesce a visitarlo tutto. Il problema di questi relitta è la visibilità ,spesso medio bassa.
Ci lasciamo con la promessa di visitare uj2008, Ischia e altri relitti del golfo di Genova. Ormai la stagione sta volgendo al termine è tempo di bilanci , con il tuffo sul Calabria abbiamo messo a segno un altra tappa del wreck tour 2016 "de noatri", vediamo se riusciamo a chiudere in bellezza... stay tuned!
Misterioso
relitto la cui identità non è stata ancora accertata. Benchè ad esso siano stati
dati numerosi nomi di navi affondate in questa zona (Regin, Attualità, Pommern),
questo relitto è conosciuto dai subacquei locali come Atlantide o
Atlantis.
In seguito alla ricerca storica di Bruno Spadi,
il relitto dell'Atlantide sembrerebbe essere il relitto del Regin, come parrebbe
anche confermare il progetto costruttivo inviato dalla Norvegia. Dalla Norvegia
provenivano anche i verbali sull'affondamento che, insieme ai documenti
dell'Ufficio Storico della Marina Militare Italiana e dell'Archivio di Stato,
hanno permesso di ricostruire la storia dell'affondamento del vapore Regin, il
20 dicembre 1917 alle ore 19:35.
Affondato il 20 dicembre 1917 ad opera del
sommergibile tedesco UB 49, si trova oggi in assetto di navigazione su un
fondale limoso molto pendente, che fa sì che la profondità vari tra i 63 e gli
75 metri.
La parte più affascinante e
meglio conservata del relitto, è la prua, al
cui interno si può vedere l'ancora di rispetto e fare una breve penetrazione.
Dati Immersione : Bottom gas 16/40 Deco gas 35/20 50/10 Oxy Run time 100 Buddy :Dario e Carletto
Bottom time 25