mercoledì 21 ottobre 2020

Trimix dive : Valfiorita Wreck 50/70mt

Ultimo atto della straordinaria avventura calabrese: il relitto del Valfiorita. 

Dopo aver fatto colazione, lasciamo il nostro B&B Eneide di buon mattino, ci dirigiamo verso Scilla , è qui che ci imbarcheremo per raggiungere il nostro relitto.

Abbiamo il furgoncino pieno di stage e bibombola carichi di trimix che necessitano di un ultimo top ad aria, per essere perfezionati. Arriviamo allo Scilla Diving center, siamo in anticipo e con il carrellino  iniziamo a trasportare i bibo, a fare i top ad Aria e poi via! Verso l'imbarco. Oggi per noi è l'ultimo tuffo, poi si rientra.

Per questo tuffo abbiamo previsto 40' di fondo tra i 50/70mt. Per Filippo un d15 con 18/40 e per il sottoscritto un d12 + s80 con un ottimo 20/30.

Sul molo Filippo si accorge che la valvola di scarico del gav si è rotta, probabilmente durante la continua movimentazione dell'attrezzatura ha preso qualche colpo. Poco male, avvisiamo Paolo che ci raggiunge con un sacco sostitutivo, problema risolto! Ora siamo pronti per mollare gli ormeggi.





Anche oggi, come nei giorni scorsi, abbiamo il gommone in esclusiva, siamo solo noi due. Poco dopo le 10 usciamo dal porticciolo di Scilla con il gommoncino pieno di attrezzature pronti per attraversare lo stretto. Alla Guida Silvia in assistenza Nunzio. 

La nave Valfiorita giace tuttora di fronte l'abitato di Mortelle, in provincia di Messina, ad una profondità compresa tra i 55 ed i 70 metri, in perfetto assetto di navigazione e conserva ancora il suo ultimo carico costituito da camion, autovetture e motocicli  dell'epoca. La Valfiorita è considerato uno dei più bei relitti del Mar Mediterraneo, ricorda per certi versi il Thistlegorm del Mar Rosso è ad un quota non impegnativa, sicuramente ci divertiremo.

La nave fu affondata l'8 luglio 1943, durante la navigazione tra Messina e Palermo dal sommergibile britannico HMS Ultor che la colpì con un siluro nella zona di prua. Il comandante della Valfiorita cercò di puntare verso terra per mettere in salvo la nave, ma il danno provocato dal siluto fu così devastante che il troncone di prua si staccò dal resto della struttura, provocandone il repentino affondamento. 

Ci siamo: Silvia inizia a rallentare, siamo a poca distanza dal Valfiorita. Eccole le bottiglie in superficie che segnano il pedagno. Ci attacchiamo e diamo inizio alle danze. Corrente assente. Pinne, maschera capriola e siamo in acqua!

Galleggio in superficie, ma ho una strana sensazione. Cazzo, entra acqua nella muta... ne sta entrando tanta... decido di risalire subito sul gommone per controllare. Nunzio mi conferma che la cerniera è chiusa, ma aprendola mi dicono era rimasto impigliato un pezzo di sotto muta. Ok va bene, l'importante e aver sistemato. Sono di nuovo in acqua, ora sono stagno,  ho le mie 3 stage clippate e sono pronto per la discesa.

La cima di discesa è fissata a poppavia del cassero, in meno di due minuti siamo sul relitto. La visibilità è super. Come da piano ci dedicheremo subito alla penetrazione delle tre stive di poppa.

La prima contiene auto Balilla e motociclette Guzzi "trialce". I musi delle Balilla sono davvero caratteristici e fanno bella mostra di sè. Ci giriamo attorno con attenzione a non sollevare sedimento con gli scooter, non pinneggiando ci risulta più semplice. Soddisfatti, ma mai sazi, ci portiamo nella seconda stiva e al secondo piano ci sono schierati una fila di camion Fiat 626. Ci stiamo divertendo come se fossimo in un parco giochi,  stive davvero suggestive, quota operativa 60mt: spettacolo




Proseguiamo il nostro giro ed eccoci dentro l'ultima stiva, qui le canne di balistite (esplosivo) sono ovunque. Questa è la stiva forse meno accattivante rispetto alle altre, ad ogni modo usciamo da uno degli squarci lungo la murata di dritta e sgasiamo verso l'estrema poppa. Elica? timone? Mi stacco leggermente per avere una visione d'insieme, ma elica non c'è.... lo sapevo, avevo studiato :) è rimasto soltanto l'asse. La poppa e le sue strutture sono avvolte da cime e pezzi di reti sui quali alloggiano caratteristiche spugne bianche (filograna di mare) che completano la suggestiva scenografia.




Ritorniamo sul piano di coperta, un imponente albero si scaglia verso il blu. Filippo raccoglie un galleggiante , ne è un collezionista, aspetto che completa operazione e  ritorniamo verso il cassero. 




Sul cassero centrale si distinguono i  corrimano, finestroni, la strobo lampeggia poco più in là, nel frattempo altri sub stanno arrivando sul relitto. Per noi non è ancora ora di staccare siamo circa al 25'. Ci lasciamo il troncone di poppa alle spalle e raggiungiamo la prua che rimane staccata dal troncone principale. Ci portiamo sulla sabbia per goderci il tagliamare nella sua imponenza, facciamo la massima: 70mt.

Il relitto è enorme, ci vorrebbero più immersioni. C'è davvero tanto da vedere e il tempo è sempre tiranno. Sulla via del ritorno ci facciamo anche le stive di prua, qui ci sono casse con delle bombe e altri oggetti che non riconosco. Ci riportiamo sul troncone principale, il bottom time sta per scadere ma abbiamo ancora qualche minuto a disposizione. Come detto prima, soddisfatti ma mai sazi, mi ributto nella prima stiva, voglio riveder meglio le motociclette, faccio un ulteriore giro attorno al cassero è arrivato il  40' stacco la strobo, si chiude il sipario e inizia la decompressione.

Che dire, un'immersione favolosa. Relitto tra i più belli visitati. Non abbiamo visto il corallo nero a prua, e la mitragliatrice sulla sabbia ma grazie agli scooter a un buon bottom time abbiamo girato tutto il relitto, portandoci a casa dei bellissimi ricordi!

Foto fonte web.

giovedì 8 ottobre 2020

Trimix Dive : Relitto della M/N Viminale 90/107 metri.

Varato nel 1925 per conto del Lloyd Triestino, il transatlantico “VIMINALE” è oggi considerato “La regina dei relitti italiani”. La sua storia ci rivela che è stata una delle prime navi con motorizzazione Diesel, nonché orgoglio della flotta mercantile italiana. Durante la seconda guerra mondiale viene requisito per scopi militari ed il 25 luglio del 1943, in concomitanza con la fine del regime fascista in Italia, il transatlantico viene silurato ed affondato dagli anglo-americani.

Oggi giace a Palmi, in Calabria, in perfetto assetto di navigazione su un fondale fangoso a 107 metri di profondità.



L'idea di immergersi sulla Viminale nasce nel 2019. Il viaggio viene organizzato per giugno 2020 ma, causa pandemia, riprogrammato per settembre e poi, dopo dei rimandi causa maltempo, effettuato finalmente a ottobre.  Soltanto due membri del team: Paolino Altomare e Filippo Mauri sono riusciti a partecipare, gli altri amici purtroppo non hanno potuto causa ripetuti cambi programma che la situazione ci ha imposto. 

L'avventura parte giovedì 1 ottobre nel pomeriggio. All'orizzonte c'è incertezza, il meteo a lungo raggio non lascia presagire nulla di buono, la settimana precedente c'è stata una violenta perturbazione e una grossa mareggiata: chissà se riusciremo a trovare buone condizioni per immergerci.

Siamo combattuti, la Calabria non è certo dietro l'angolo, ma alla fine decidiamo di giocarcela e di accettare il rischio di tornare a casa con una debacle.

Abbiamo tutto pronto da dieci giorni: mix cariche, 2 bibombola a testa, 10 stage, scooter, un furgone noleggiato, le ceste con le attrezzature chiuse. Riprogrammare avrebbe voluto dire rimettere tutto in discussione e rimandare al 2021.






Il programma prevede 4 immersioni: due tuffi sulla Viminale, un tuffo sul relitto del Valfiorita e un tuffo sulla secca dei Francesi.

Le previsioni meteo non aiutano, cambiano continuamente e per poter sfruttare una finestra meteo, dopo aver sentito i nostri referenti in loco, facciamo un ennesimo cambio di programma  (in autostrada) e decidiamo di fare tappa a Salerno, dormire, riposarci e l'indomani scendere a Palmi  per  andare sulla Viminale direttamente il venerdì pomeriggio anziché il sabato. Con il senno di poi si è rilevata la scelta che ha fatto svoltare la vacanza!

Venerdì 02/10/2020 primo tuffo:

Arriviamo a Palmi ed è subito estate, soffia scirocco e fa un caldo fottuto. Ci mettiamo in pantaloncini, ciabatte, petto nudo  e iniziamo a caricare il gommone sotto il sole cocente delle 13.







Ognuno di noi ha un bibo con un ottimo 12/60, 4 stage: 18/40 -35/20 50/20-ossigeno, scooter.

Per l'occasione ci siamo appoggiati al Diving le Tonnare del Comandante Rocco D'Agostino, attuale punto di riferimento su Palmi se si vogliono organizzare tuffi sul relitto. A 3' di navigazione dall'obiettivo e soprattutto una profonda  conoscenza del relitto.

Dalla regia ci dicono che ieri c'era una corrente bestiale e che hanno dovuto lanciare il pedagno 4 volte per centrare la nave. Purtroppo siamo nella settimana di luna piena quindi la corrente c'era da aspettarsela ma va anche detto che l'intensità della corrente e la sua percezione può essere soggettiva, soprattutto se non si utilizza lo scooter e si va a pinne, ma questo è un altro discorso...

Dopo qualche minuto di navigazione siamo sulla verticale. Iniziano i numerosi passaggi sulla nave per cercare il punto migliore dove lasciarlo cadere. Ci siamo, incrociamo le dita: è il momento. Il pedagno va in acqua e corre a tutta velocità verso la nostra nave, dopo qualche minuto come da procedura ripassiamo sopra col gommone per verificare che sia atterrato sul relitto. Rocco scrupoloso e attento ci "notifica" che deve esserci corrente sul fondo ed il pedagno è fuori dal relitto: azz, iniziamo bene! Però poco male, l' importante è essersene accorti, riproviamo con un altro lancio.

Ritiriamo su pazientemente attrezzo e lanciamo nuovamente. Visto la corrente viene lanciato con ulteriori accorgimenti e questa volta  fa centro!!! Rocco sentenzia: il pedagno è sul relitto, è sul  cassero a centro nave, 90 metri murata di dritta, ora tocca a noi! Si va!





Dopo aver vestito i nostri pensati bibo, per cercare di ridurre al minimo gli impicci saltiamo con due stage ean50 e 18/40 già clippate in gommone,  mentre scooter,  deco con35/20 e 0xy li vestiremo in acqua. In superficie non c'è corrente è questa è già un ottima cosa, sicuramente la incontreremo sotto.

Check bolle a pelo d'acqua, ok d'intesa, scarico gav, mix in bocca e via a tutto gas verso il Titanic Italiano. 3 minuti e siamo a 90mt, si apre il sipario, il pedagno come sentenziato è sul cassero.

La visibilità è discreta 15/20mt. Prendiamo una direzione non sappiamo se prua o poppa ma appena scesi del cassero seguendo la mezzeria della coperta a  95mt, davanti a noi si aprono 3 strette stive, capisco di essere nella zona di prua, un bigo è crollato sopra di esse, una gigantesca aragosta fuori tana ci da il benvenuto, tra qualche istante saremo sul tagliamare.

Dall'estrema prua ci spostiamo fuori dal relitto per avere una visione d'insieme, facciamo la massima 105mt, la visibilità peggiora, le ancore in posizione non si vedono nitidamente, non perdiamo troppo tempo in questa zona visto che la visibilità è leggermente peggiore rispetto ad altre zone. Ci rifaremo nei prossimi giorni. Invertiamo il senso di marcia e continuiamo il nostro giro.


Ripassiamo sulle stive di prua e ci godiamo quello che a mio avviso è uno degli scorci più accattivati. Davanti a noi si materializzano i due grossi bighi salpa ancore, che si scagliano nel blu seguiti da una grossa stiva ai piedi del cassero di comando caratterizzato dai suoi finestroni,  in alcuni ci sono ancora le vetrate al loro posto, una visione da sballo che da sola vale il prezzo del biglietto.





Proseguiamo lungo la murata di sinistra fiancheggiando il cassero e la lunga passeggiata di prima classe,  con tutti i finestroni. Il cassero è enorme, non finisce più ed è strutturato su più livelli.

Lungo la murata di sinistra si distinguono due argani salpa scialuppe. Arriviamo a poppa, qui l'elica, il timone e lo specchio di poppa sono andati distrutti, tuttavia i banchi di pesci sono numerosi e si aprono al nostro passaggio. Un altra grossa aragosta stazione tra la lamiera. Diamo gas ed eccoci nuovamente sulla murata di destra dove c'è la nostra cima. Facciamo ancora un bel giro lungo la coperta di prua fino al tagliamare godendoci la vista dei bighi. Al 23' stacchiamo. Davanti a noi due ore di decompressione, giri bombole e corrente che non ci ha mai mollato e ha cambiato più volte direzione, fascia e intensità. Ma poco importa, l'importante è che la Viminale si è mostrata in tutto il suo splendore!!!

Rientriamo in porto soddisfatti tra fiumi di parole e sorrisi con la consapevolezza di aver vissuto un esperienza unica! 



Domenica 04/10/2020 secondo tuffo:

Dopo i tentativi sfumati nel giorno precedente, causa condizioni meteo, e dopo aver monitorato attentamente lo stabilizzarsi delle condizioni dal nostro terrazzo a 100mt dal mare con "vista Viminale", eccoci nuovamente sulla verticale della nave. Oggi le condizioni di corrente non sono facili, la cima della linea di discesa parla chiaro: è in obliquo e la tanica del nostro pedagno è sommersa per metà, oggi ci sarà da divertirsi .



Salto in acqua come del primo tuffo. Procedura standardizzata ean50 e 18/40 già clippate in gommone, scooter , 35/20 e 0xy li vestiremo in acqua. Aspetto di esser portato a monte del pedagno prima di lasciarmi cadere in acqua.

Controllo bolle rapido, per non esser allontanati dal pedagno, e via lungo la cima a tutto gas!

Appena scesi veniamo investiti da una forte corrente che cerco di fronteggiare con lo scooter alla massima potenza. Come sempre durante la discesa apre la strada Filippo, che si occupa di posizionare la strobo. Un vero fulmine, ma questa volta quando arrivo sul relitto e il computer segna poco più di 2 minuti, mi congratulo con me stesso. Il pedagno è caduto a filo murata di sinistra, sul cassero di centro nave. La visibilità è migliore rispetto a due giorni fa.

Già dall'altro si vedono le strutture superiori del cassero, corriamo, bighi , fumaioli e alcune maniche a vento: ci vorrebbe un immersione dedicata solo per fare il cassero e i suoi livelli. Ci portiamo a prua, la grossa stiva che si apre è invitante. Mi calo dentro lentamente fino al primo piano, qui c'erano gli alloggi dell'equipaggio. Vedo degli oblò in bronzo, alcuni sono aperti. Vedo anche altro materiale che non distinguo. Filippo scende fino al secondo piano, esce e ci dirigiamo verso il tagliamare.

La visibilità oggi è spettacolare, la visione del tagliamare con le sue due grosse ancore in posizione negli occhi di cubia è davvero spaziale,  mi allontano e cerco di avere una bella visione d'insieme . Sulla coperta di prua ci sono due grossi argani, ci portiamo sulla murata di sinistra dove troviamo i resti di un vecchio pedagno con tanto di dedica artistica lanciato qualche giorno fa  e poi  abbattuto  da un rete di un pescatore.

Raggiungiamo il cassero, Filippo si infila percorrendo la passeggiata di prima classe. Io mi affianco a lui esterno al relitto con lo scooter in marcia bassa mi e mi godo l'immersione, la visibilità è talmente buona che dai 95mt vedo tutta la murata e lo squarcio causato dal siluramento. Più in giù, a 110mt, vedo pure la sabbia.

Raggiungiamo la poppa, anche qui ci sono dei bighi che si scagliano verso alto e nei quali sono rimasti incagliate diverse cime e attrezzi da pesca. A poppavia del castello si apre una grossa stiva, Filippo si cala della stiva ed esce dallo squarcio sulla murata di sinistra, io rimango più tranquillo a poppavia del cassero tra i i bighi la stiva. Ci riportiamo sulla murata di destra risalendo, è arrivato il 22' non ci rimane che dire arrivederci alla Viminale. Grazie, sei stata fantastica e non ti dimenticheremo!




Il tempo scorre tra il giro stage, rispetto del runtime e, tappa dopo tappa, arriviamo a 21mt dove incontriamo il buon Rocco che è venuto a portare via i vuoti. Come concordato gli segnalo di sganciare il gommone e di andare in drift con la stazione, visto che la corrente è sostenuta e non è il caso di farci un altra ora di deco a contrastare la corrente... 

Al 140' torniamo all'aria, siamo davvero entusiasti: siamo riusciti a fare due tuffi sul Titanic Italiano trascorrendo 45' sul relitto con condizioni di visibilità più che buone. Cosa voler di più? Obiettivo raggiunto, la Viminale è stata fatta, ora ci possiamo dedicare serenamente agli altri tuffi in programma

Foto relitto fonte web

 

giovedì 27 agosto 2020

Trimix dive: Piroscafo Nina relitto delle catene 97/115mt. Il ritorno!!!

Quando organizzi un tuffo sul piroscafo Nina, speri sempre di trovare una visibilità decente, accettabile.5/6 metri sarebbero stati anche sufficienti. Si raccontano di situazioni con visibilità di 2/3 metri e ti auguri che non capiti anche quando tocca il tuo turno, ma purtroppo nell’immersione che abbiamo svolto sabato, abbiamo trovato il relitto nelle condizioni che neanche nelle mie più nefaste previsioni mi sarei immaginato di trovare. Ovviamente lo si deve mettere in preventivo, ma si spera sempre nella fortuna.

 
 
 
 

Andiamo con ordine.

Per tutta una serie di motivi non sono riuscito a partecipare al tuffo fatto da Dario a luglio, dove per altro hanno trovato anche una discreta visibilità, e così a fine luglio con Omar contattiamo il centro sub Tigulio per chiedergli di organizzare il tuffo.

Le bombole sono in negozio dagli inizi di Agosto pronte ad essere caricate di un ottimo trimix 10/65.

Il meteo non lascia spazio a dubbi, sabato la giornata sarà splendida, mare calmo e sole. Già martedì do l’ok a caricare le miscele e giovedì procedo al ritiro. Mi devo accontentare di un 210 bar a 12/60 , anche perché non c’è margine per correggere la mix, neanche con il booster. È andata così, le mix sono idonee per un tuffo a tre cifre.

Il Nina lo reputo un bel relitto, sul web ci sono dei filmati fatti con buona visibilità e ha sicuramente il suo fascino. A settembre di due anni fa abbiamo fatto un primo giro, la visibilità non era male e scendere sull’elica e girare sulla coperta, fu una bella esperienza. Trattasi di un relitto trai più insidiosi sia su Genova che a livello nazionale. L’immersione si svolge a una minima di 97 e ad una massima di 115, sei praticamente sempre a 100metri e oltre ,la visibilità è spesso scarsa, scarsissima, il relitto è accidentato  da lenze e cime, muoversi e orientarsi può risultare davvero complesso.

Il plan prevede 20’ di fondo con d16 a 210bar 12/60 -18/40 -35/25 -50/15 oxy . L’imbarco è fissato al Tigulio dove ad attenderci troviamo gli altri compagni tutti in circuito chiuso : Andrea FKT, Alberto, Roberto quest’ultimo un veterano con decide di immersioni sul Nina, alcune anche di tipo esplorativo fatte 15 anni fa per l’identificazione.

Si carica il gommone con tutta calma, siamo solo 5 diver, comfort assoluto.

Il relitto è a largo di Genova Sampierdarena A 15’ di navigazione .La poppa appoggiata sul ciglio della scarpata che scende ripida oltre i 200m, è la parte più scenografica della nave assieme all'elica e al timone entrambi sospesi nel vuoto a 110m.

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Il pedagno è stato fissato sopra la poppa , il nostro giro prevede l’elica, il timone, un giro sulla coperta, il cassero, il fumaiolo e il rientro.

Arriviamo in prossimità nel relitto cerchiamo il pedagno , ed eccolo che ci saluta a fior d’acqua. Si butta Roberto, fissa la cima , aggancia le sue stage e parte solo. Prima di dare il via alla danze ci tuffiamo in acqua per rinfrescarci, si risale e parte il rito della vestizione. Bibo in spalla e capriola in acqua. Aggancio prima lo scooter , la 35/25 di naso al d ring di destra, ossigeno s80 dietro e a seguire le due decompressive sul fianco sx: 18/.40 e 50/15

Controllo bolle, controllo moschettoni e via si scende. Il pedagno è stato messo 20 giorni fa ma già qualche bel filo da pesca lo attraversa in diagonale, penso che durante la risalita ci dovrò fare attenzione .

Questo è un sito molto battuto dai pescatori, infatti anche oggi in superficie c’è una barchetta in prossimità del relitto. 1 minuto 30mt, 2 minuti 60mt rallento un pochetto quasi 4 minuti ed eccomi sul relitto. 98metri, ci siamo.

Omar fissa una strobo, alla base del pedagno troviamo anche una stage è quella di Roberto che l’ ha parcheggiato per muoversi con più leggerezza. Mi rendo conto che oggi la situazione richiede davvero molto impegno, sia per la quota e, soprattutto, per le condizioni sopra descritte. Non si vede più di 2 mt. Se ci si ferma a pensare a mente fredda, affrontare un’immersione con queste condizioni, visto anche il costo del gas in aperto, non ha molto senso. Ma avendone discusso preventivamente ci siamo accordati che comunque avremmo fatto i nostri  venti minuti. Scolliniamo la poppa, li la situazione migliora leggermente e riusciamo a trovare un varco e fare la massima di 112mt e posizionarci tra elica e timone. Un’occhiata in controluce alla poppa e via, risaliamo sulla coperta. Passiamo la prima stiva, quella più piccola. Solo poi scopro che hanno le stesse dimensioni, ma là sotto ho avuto impressione che quella verso il cassero sia più grande. Forse è più aperta. Arriviamo alla seconda stiva, vediamo nel torbo le catene, lungo la murata di sinistra la caratteristica luce di via ci indica la strada. Alzo lo sguardo… et voilà il cassero ci sovrasta.

 

I corrimano e le scalette ricoperti di ostriche e lenze si distinguono chiaramente. Sotto si apre una porta dove Omar si infila cercando qualcosa, ma non troverà nulla. Saliamo sul cassero, cime e cappi sono ovunque.

 

Vedo nitidamente davanti a me il grappolo di stage che Omar porta al guinzaglio impigliarsi, sono pronto ad intervenire ma fortunatamente non serve, tirando con lo scooter si sgancia da solo. Sul Cassero la visibilità è molto brutta. Ci muoviamo a naso, siamo nel peggior torbone della storia, ma sono comunque tranquillo e sereno, non preoccupato. Sono in pieno comfort, mi sto divertendo e cerco comunque di portarmi a casa più dettagli possibili. Ci sono gli argani porta scialuppe su entrambi i lati del cassero, il fumaiolo accartocciato, gli osteriggi sopra la sala macchine, Omar mi illumina una  flabellina, rido sotto i baffi, ci sfottiamo spesso per questo. Lui è appassionati di ste lumachine  le indica sempre, ormai un rito tra me è lui.

Becchiamo anche un bel pesce San Pietro. Prendiamo delle traiettorie strane,  giriamo sul cassero in lungo e in largo, ci sbraghiamo un attimo e complice assenza di visibilità, allo scadere del tempo di fondo non vediamo materializzarsi davanti a noi la cima  di risalita .Cerchiamo per un ulteriore minuto e poi facciamo la scelta più giusta , risaliamo in libera dai 105mt. In circuito aperto non hai grossi margini a 105mt per fare altro, far diventare questo tuffo da 20 a 25 di fondo sarebbe stato un errore, il runtime si sarebbe spostato di +30’ e i gas non sono certo che sarebbero bastati, quindi via in libera. Di risalite in libera da 70/80  se ne sono fatte tante, per anni è stato uno standard dei ns tuffi trimix abbiamo un background solido, siamo sereni. Il profilo deco prevede una risalita spedita, gf low 50 arrivo al 25’a 50metri stop e in meno di un minuto mando su il pallone, usando la frusta di bassa pressione che ho sulla  stage del 18/40, tutto da manuale.

Omar e io abbiamo deco diverse, rimaniamo assieme fino ai 24mt poi anche lui lancia il suo pallone e si mette comodo. Il gommone arriva sulla nostra testa, aggancia il pallone e ci stazione sopra.

La deco scorre veloce e tra un cambio e giro bombole il 140’ arriva in fretta e siamo pronti a tornare all’aria.

Che dire, secondo tuffo sul Nina che si mostra sempre a pezzi, ma forse è proprio quello il suo fascino. Personalmente, seppur le condizioni non sono state all’altezza, mi sono divertito parecchio e mi sono portato a casa ulteriori dettagli da questa bella immersione gestendola al meglio con tutte le sue difficoltà-

A presto!

 



 

martedì 23 giugno 2020

Trimix dive: Il Giardinetto 50/55mt


Dopo l'avventura sui Maledetti di venerdì, dopo aver ricaricato mix e dopo aver sistemato al volo alcune piccole rotture all'attrezzatura, siamo  prontissimi per nuove avventure sommerse.
In occasione del compleanno di Mauro, sono stato "ingaggiato" da sua moglie per organizzargli un bel weekend a base di tuffi trimix e buona compagnia.
Non me lo sono fatto ripetere due volte e in men che non si dica, ho cercato di organizzare tutto al meglio.
Il plan prevede domenica un bel tuffo sugli scogli dei Giardinetto 50/55mt e Lunedì un bel giro sulla Secca di Sant'Antonio a 60/75mt.
Della partita sono Filippo, Dario, ovviamente Mauro e l'organizzatore (io).
L'imbarco è fissato al Nautilus di Davide Mottola, diving comodo, accogliente, nostro diving di riferimento per i tuffi nel estremo ponente Ligure.
Purtroppo è molto lontano da Milano, almeno 3h di macchina sperando di non trovare ingorghi.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Il viaggio procede,  siamo su due macchine,  con qualche uscita mancata e qualche dirottamento "turistico" in Piemonte arriviamo con un leggero ritardo sul tabellino di marcia ma comunque alle 12 siamo pronti, assemblati sul "Cardellino", sotto un sole cocente. La barca è full, oltre a noi quattro c'è un bel gruppone di 8 divers, essendo arrivati per ultimi ci becchiamo i posti fuori dal tendalino, tacci loro!
La secca del Giardinetto si trova a  largo di Santo Stefano Mare.
Nessuno di noi si è immerso, c'è il fattore novità che come sempre crea aspettative e curiosità.

In queste zone la problematiche spesso derivano dalle forti correnti che rendono acqua spesso molto limpida ma richiedono un po' di "mestiere" nell'entrata in acqua  e nella gestione di tutta l'immersione, e soprattutto no scooter no party.
Dopo un mezz'oretta di navigazione, ci siamo. Per occasione è stata messa un ancora cosi da facilitare anche ingresso in acqua, appena ormeggiati ci comunicano che c'è corrente, come sempre!!
In queste situazione, visto anche abilità dello staff sempre abituato a gestire tek divers  e corrente, cosa non scontata, mi vesto due stage e scooter e salto in acqua completamente equipaggiato.

La corrente c'è, guadagno il pedagno e aspetto che arrivino anche gli altri miei soci.
Per l'occasione abbiamo pianificato 35 di fondo, personalmente ho caricato un trimix light 20/20 ean50 e oxy, i miei soci mix un po' più cariche, ad ogni modo abbiamo più o meno un Runtime simile tra i 95/110minuti.
 

Abbiamo nominato team leader Filippo, importante è non perderci o quanto meno rimanere uniti, cosi da lanciare un pedagno unico.

La discesa corre veloce con gli scooter a palla per non perdere la cima, arrivati sul fondo posiziono una strobo, un po' bassina, Filo la mette un po' più alta.

L'ancora è nel mezzo di un bel giardino di gorgonie rosse, dove la fanno da padrona gli astrospartus, in vent'anni di immersioni non è ho mai visti cosi tanti e cosi vicini, tutti assieme, uno spettacolo, 3 per ogni gorgonia.
Il giardinetto si rivela un vero e proprio giardino dove le gorgonie gialle, rosse e spugne creano un cromatismo unico, il tutto con oltre 25mt di visibilità
Mauro vede un bel Sanpietro, io personalmente vedo un paio di cerniole e uno scorfano, sicuramente non ce la ricorderemo per il pesce.
Sgasiamo in lungo e in largo, ci sono zone dove il giardino è rivestito di gorgonie gialle, altre di gorgonie rosse, cerchiamo la zona con i ricci matita e al 35 togliamo il disturbo e via in libera con la cima a vista, tutti con gli scooter in tiro a contrastare la corrente.
Durante la deco arriva il grande  Fede,  sub di assistenza con scooter e gas deco a verificare che sia tutto ok, assistenza sempre al top da queste parti!
Risaliamo in superficie soddisfatti di questa “nuova” immersione , qualcuno rimane un po' deluso per il poco pesce, ma tutto sommato una bel fondale corallingero e sicuramente una bella avventura sommersa, da rifare casi mai anche con  Omar, grande appassionato di Astrospartus: qui ne avrebbe fatto indigestione!!



The shoal of "Giardinetto" (Little Garden) . from Dario Lupi on Vimeo.

lunedì 3 febbraio 2020

Trimix dive : La gondola di Isola del Garda 115mt

E’ un po' di tempo che si parlava di fare qualche tuffo sul Garda e sabato finalmente siamo riusciti a strappare un bel giretto ipossico.
Il nostro obiettivo sono gli scogli dell’altare di Isola del Garda e quello che ci sta sotto.
 
Gli Altari sono sicuramente uno dei più conosciuti siti di immersione del Garda. La parete scende fino alla profondità di 150 metri, ed è famosa per due grandi balconate ricoperte di spugne gialle e per una grotta che presta rifugio a grossi esemplari di persico reale ma soprattutto alla base della parete in un punto ben specifico c’è il relitto di una gondola del 600 affondata, verosimilmente andando a sbattere contro gli scogli, ora giace una profondità massima di 115mt.
Il mio Buddy Filippo ha fatto questo tuffo già 3 volte, ultima circa 10 anni fa ,dove albero della vela era ancora su in posizione!
Il posto lo conosce bene e in passato frequentava queste zone durante inverno, per me questo è il secondo giro sul Garda.
Il plan non prevede una quadra sul relitto, visto le dimensioni 20mt di barca ma piuttosto una multilivello tra i 115/75 metri con stacco a 15’ con un runtime di 85’
Il ritrovo è ad Agrate Brianza dove possiamo parcheggiare comodamente e imboccare subito la Milano Venezia e sciropparci i 115 km che ci separano dall’imbarco.
Imbarco appunto è davvero comodo, lungo la sponda Bresciana in località Portese a 5 minuti di navigazione dall’Isola del Garda.Logistica comoda, ampio parcheggio, panchine dove cambiarci e poter metter i ns biboni, carico e scarico in banchina cosa voler di più?

Ad aspettarci i due Stefani che faranno tuffo in aria /schifomix ,2 ragazzi scooterati in Eccr Hammerhead e poco dopo le 9 si materializza anche il gommone con Nicola e la sua compagna Silvia.
Siamo in perfetto orario, carichiamo scooter e decompressive , un ultima pisciatina e via si parte.
Siamo 6 divers , belli comodi.
 
Visto la vicinanza, 5’ di gommone io parto già con il bibo in spalla, mentre Filo preferisce vestirlo in loco.
Abbiamo entrambi bibo d16/ d15 con mix ipossiche 11/60 -12/55 a seguire per me 18/40-50/15 Oxy, per filo due gas deco 50/20 oxy
Il gommone dopo aver lasciato gli altri subacquei su una secca a 100mt dagli scogli dell’ Altare, procede all’ancoraggio.
Capitan Nicola si raccomanda; scendete sull’ancora e dritti per dritti troverete subito la Gondola!!!!!
Il rischio durante i 115mt di discesa è di scarrocciare e di andare oltre.
Ultimiamo in controlli, accendiamo gli scooter e go go si parte!
Trovo le acque del Garda subito più chiare, rispetto alle nostrane acque del lago di Lecco, seguiamo l’ancora fino a 10 mt, sotto di noi una bellissima parete luminosa e chiara che corre vs il fondo.
La discesa è stata senza dubbio tra le parti più belle del tuffo. Paretone giù che pesta verso il fondo senza balconi o rallentamenti, il buon Filippo è davvero un razzo, ha una velocità di discesa che si aggira intorno ai 45 metri al minuto, e stargli dietro non è stato facile, ma tutto sommato ho tenuto il passo.
A


Ad ogni modo, in circa 4 minuti siamo entrambi sul fondo a 115 e siamo proprio sopra la gondola: wow!!!
 Il relitto è ben conservato ha la poppa verso la parete dove si può vedere anche il timone, sorvoliamo con gli scooter da poppa prua il relitto. L'albero è crollato, ci sono delle catene in coperta e ci sono gli scalmi (la parte dove si inserisce il remo)
La poppa è tondeggiante e cerchiamo di cogliere qualche dettaglio, oltre albero c’è anche il boma, visto le dimensioni e visto la tipologia di barca confermo che qualche minuto di fondo in scooter è più che sufficiente.
Archiviata la gondola procediamo lungo la parete con rientranze e spaccature e più guadagniamo metri e più la luce del sole filtra regalandoci bellissimi scorci.
Penso che la luce qui filtra tranquillamente fino a 60 e passa metri, molto diverso rispetto al nostro lago.
Metro dopo metro completiamo la nostra decompressione ritroviamo ancora, e ci godiamo la parete e le sue rientranze e spugnette gialle.
Al 80’  la profondità media è di 28mt , potremmo uscire ,ma allunghiamo ancora di qualche minuto e al 90’ siamo fuori .
Un timido sole si fa largo tra le nuvole, raccogliamo anche gli altri diver e rientriamo sorseggiando un bel tè caldo, preparato dal sottoscritto , scambiandoci impressioni con gli alti amici sub.
A mio avviso è stata una bella avventura, qualcosa di nuovo che ci ha regalato belle emozioni.
A seguire la giornata si è conclusa con le gambe sotto il tavolo con un bella pizzetta, frittini , birrette , amari,  preceduta da un aperitivo sul molo con prosecco e chiacchiere .
Bella giornata, bella compagnia, bel tuffo e ottima logistica!
Fra 15’ giorni, replichiamo con altro giro sotto Isola del Garda.Questo video è stato girato da Stefano Torri del New diving Torri e fa riferimento ad un tuffo girato la settima prima della nostra immersione. Relitto abbondantemente visitato ma il video documenta lo stato di conservazione.